7.0
- Band: VOJD
- Durata: 00:42:21
- Disponibile dal: 23/02/2018
- Etichetta:
- High Roller Records
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Dietro al nome Vojd, formazione svedese apparentemente al debutto discografico, si cela in realtà una band già nota e apprezzata nel circuito del metallo classico: i Black Trip. Questi ragazzi, dopo averci regalato un paio di album di tutto rispetto, nettamente influenzati dall’heavy metal degli anni Ottanta e dalla N.W.O.B.H.M., decidono oggi di cambiare volto, complice anche un avvicendamento nella line up che vede l’ingresso di un nuovo batterista. La formazione scandinava, infatti, continua il suo percorso a ritroso nel tempo, spingendosi questa volta ancora più indietro e trovando la sua ispirazione nel buon vecchio hard rock degli anni ’70. Thin Lizzy, Deep Purple, Rainbow, UFO, Kiss e via dicendo: sono questi i nomi che vengono in mente ascoltando “The Outer Ocean”, che si presenta con una veste vintage fin dalla copertina. In questi casi il risultato finale è sempre in bilico sul filo del rasoio. Da una parte, infatti, con un tale scintillante ventaglio di classici a cui ispirarsi, come fallire? Dall’altra, il confronto con delle pietre miliari che resistono alle intemperie delle mode anche da mezzo secolo sarebbe arduo per chiunque, con il rischio di apparire come la copia sbiadita dei tempi che furono. Fortunatamente la bilancia dei Vojd pende nettamente verso la prima opzione e, se è vero che di certo non si inventa niente in quest’album, è altrettanto vero che le canzoni sono assolutamente convincenti. Troviamo, quindi, canzoni dirette e coinvolgenti, come l’iniziale “Break Out”, guidata dalla voce di Joseph Toll, dotato di un timbro che ricorda quello squillante di Paul Stanley; trascinanti boogie à la ZZ Top (“Delusions In The Sky”), oppure momenti più caldi e bluesy come la title-track o la ballad “To The Light”. Sono molte le influenze che concorrono alla creazione del sound dei Vojd e, ad esempio, non possiamo concludere senza citare almeno “On The Run”, che strizza l’occhio ai Rainbow di “Since You Been Gone”, e “On An Endless Day Of Everlasting Winter” che invece sembra vagare nei territori psichedelici dello space rock. Naturalmente rimane una certa continuità anche con la storia dei Black Trip e le chitarre gemelle che si riversano a fiumi nelle composizioni dei Vojd (“Secular Wire”, “Heavy Skies”) ci portano alla mente non solo i seminali Thin Lizzy, ma anche grandi band heavy metal, Iron Maiden in primis. Tanta carne al fuoco, dunque, ma il risultato finale è godibile e bilanciato; si pecca un po’ di citazionismo nei passaggi meno personali, ma si parla davvero di peccati veniali ben ripagati dalla qualità dei brani.
