6.5
- Band: VOMIT FORTH
- Durata: 00:07:36
- Disponibile dal: 23/04/2026
- Etichetta:
- Pure Noise Records
Al giorno d’oggi, non è così insolito per un gruppo scegliere di riaffacciarsi sul mercato bypassando l’iter della cosiddetta promozione regolare, fatto di annunci, anteprime e hype montato ad hoc nel corso dei mesi precedenti l’uscita di un disco.
In campo hardcore e derivati, in particolare, questo approccio sembra stia trovando un terreno particolarmente fertile su cui attecchire, con “A Tear in the Fabric of Life” dei Knocked Loose e “Heaven Let Them Die” dei Counterparts a fungere da riferimenti importanti per tutta una serie di band minori che in questo momento, fra tour ininterrotti e attenzioni sempre maggiori da parte del pubblico e della critica, stanno sgomitando per emergere dall’underground.
Non stupisce, insomma, che anche una realtà come i Vomit Forth abbia optato per questa mossa allo scopo di mantenere in circolazione il proprio nome fra gli appassionati di deathcore e delle forme più brutali e negative del metalcore contemporaneo, annunciando e rilasciando a stretto giro un EP che – di fatto – ne inaugura una nuova fase della carriera sotto l’egida della potente Pure Noise, dopo due full-length (e una compilation) su Century Media.
E se è vero che il contenuto non può dirsi dei più sostanziosi, con tre brani spalmati su sette minuti di musica, non per questo “In the Name of the Father” merita di essere liquidato come un’uscita insignificante o priva di peso, immortalando anzi il quartetto del Massachusetts in quello che sembrerebbe essere il momento di passaggio tra l’entusiasmo caotico dell’adolescenza e la consapevolezza più lucida e spietata della vita adulta.
Prodotto come il precedente “Terrified of God” da Randy LeBoeuf (Chamber, Boundaries, Dying Wish) e introdotto da un artwork del visionario del brutal death metal Jon Zig (Disgorge, Gorgasm, Pyaemia), il lavoro offre una tracklist che si snoda nuovamente fra nevrosi febbricitanti e visioni apocalittiche, fra attimi di accumulo e tensione e altri di rilascio esplosivo e catartico, affinando però il riffing e le strutture nell’ottica di un discorso più ragionato e incisivo.
Se spesso, fino a non molto tempo fa, i Nostri davano l’impressione di procedere un po’ a casaccio, limitando comunque le critiche in virtù di un impatto e una rabbia considerevoli, oggi la loro musica dimostra di possedere anche quella definizione necessaria al salto di qualità, continuando a mescolare le cadenze ossessive del death metal dell’East Coast (Dehumanized, Internal Bleeding, Scattered Remnants) con quel metalcore deviato di ultima generazione – infarcito di interferenze industrial e ambient – di gente come Vein.fm e Jesus Piece.
Un risultato che, al netto del formato-lampo e di qualche ingenuità ancora limabile (come nel caso di “Contrition”, un minuto che non sa se essere interludio o brano vero e proprio), convince sicuramente più dell’intero “Terrified…”, lasciando intendere come il prossimo passo (che ci auguriamo si verifichi a breve) possa effettivamente essere quello della maturità.
