8.0
- Band: VOMIT THE SOUL
- Durata: 00:36:14
- Disponibile dal: 07/06/2024
- Etichetta:
- Unique Leader
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Il nuovo album dei Vomit The Soul, “Massive Incineration”, pare purtroppo uscito un po’ in sordina, con la Unique Leader Records che non sembra avere fatto granché per promuoverlo adeguatamente.
Tuttavia, ora che l’album è da qualche settimana disponibile in formato fisico e su tutte le piattaforme digitali, risulta evidente come la death metal band italiana, rinvigorita dai recenti cambi di line-up e dalle conferme ottenute con il precedente “Cold”, abbia saputo canalizzare energie fresche in un sound che riesce a colpire con la forza di un incubo ben orchestrato.
In “Massive Incineration”, la band si presenta in un nuovo assetto, essendo diventata ora un quartetto. Il cambio più rilevante è stato il passaggio di Stefano Rossi Ciucci alla chitarra, con l’ingresso di Andrea Pillitu (Postuma Abomination) al basso e l’arrivo del talentuoso Davide Billia (Antropofagus, Beheaded e tanti altri) alla batteria, il quale ha sostituito lo storico Ycio Orsanigo. Nonostante questi cambiamenti, l’anima della band resta saldamente nelle mani del chitarrista e cantante Max Santarelli, che continua a guidare i Vomit The Soul con la stessa passione e dedizione di sempre.
Se “Cold” aveva segnato il ritorno del gruppo dopo un silenzio durato una dozzina d’anni, “Massive Incineration” ne rappresenta un’evoluzione naturale, puntando a consolidare ulteriormente la posizione della band sulla scena death metal internazionale, a dispetto dello scarso sforzo dell’etichetta. Rispetto al disco precedente, che forse a tratti soffriva un pochino quella ruggine accumulata nel corso della lunga pausa, il nuovo lavoro si distingue tuttavia per un songwriting più lucido, scorrevole e incisivo, che si sposa perfettamente con una produzione impeccabile, indubbiamente la più curata nella storia del gruppo.
Un aspetto subito interessante di “Massive Incineration” è la capacità della formazione di mantenere il proprio stile distintivo pur evolvendo verso una maggiore complessità. I breakdown e i poderosi stop’n’go, da sempre marchi di fabbrica dei Vomit The Soul, sono qui presenti in forme leggermente più sofisticate, ma senza perdere per strada il loro tipico impatto possente. Le influenze dei Dying Fetus, che potevano apparire particolarmente evidenti in alcuni episodi dei lavori precedenti, sono ora meno esplicite, lasciando spazio a un sound più denso e convulso. La brutalità non viene mai messa in discussione, ma è oggi accompagnata da un livello di dettaglio e di cura per gli arrangiamenti che dimostra la crescita della band. Le chitarre, pur mantenendo il loro taglio aggressivo, non a caso offrono un riffing più intricato, facendo montare un mood cupo, quasi tenebroso, che si sviluppa lentamente ad ogni ascolto, rivelando nuovi strati e rifiniture. Pezzi come “Annihilate the Infernal Army” la title-track e “Mark of Blasphemy” sono particolarmente esemplificativi di questa vena più torva e percussiva alla base della proposta, anche se ci teniamo a citare pure la rivisitazione in chiave ‘contemporanea’ di “Third”, uno dei brani più riconoscibili del debut “Portraits of Inhuman Abominations”.
A oggi, il noto “Apostles of Inexpression” resta quindi il disco più ‘orecchiabile’ dei ragazzi, ma “Massive Incineration” risulta a suo modo accattivante, con il suo approccio più ‘virtuoso’ che nasconde riff e spunti da scoprire con calma, ascolto dopo ascolto. In alcuni momenti sembra di ascoltare una versione ‘da pogo’ dei Wormed, e l’effetto è sorprendentemente interessante.
L’album insomma ci consegna una proposta dai contenuti ambiziosi, ardentemente vissuti e interpretati per una tracklist che merita di essere ascoltato con attenzione. Un capitolo importante nella discografia di un gruppo che merita sicuramente di essere celebrato di più.
