7.5
- Band: VOODOO HILL
- Durata: 00:52:49
- Disponibile dal: 23/06/2004
- Etichetta:
- Frontiers
- Distributore: Frontiers
Spotify:
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Secondo platter per la band capitanata dal chitarrista nostrano Dario Mollo e dal mitico singer Glenn Hughes, uscito a quattro anni di distanza dal buon debut album “Voodoo Hill”. Le sonorità classic hard rock del precedente disco sono state abbandonate in favore di un sound più pesante, moderno, e groovy. Caratteristiche che rendono il prodotto più fresco e riuscito, e l’opener “Make Believe” è la piena conferma di quanto scritto: abbiamo infatti a che fare con una song rocciosa dal refrain terribilmente catchy, guidata da un cadenzato e massiccio guitar riffing che acquisisce maggior vigore durante la performance della “Voice Of Rock”. “Dying To Live” ancor più dura della song precedente, dove il durissimo rifferama di Mollo è sorretto dal poderoso drumming di Roberto Gualdi che si scontra con l’ugola indiavolata di Mr. Hughes. Mollo spadroneggia con i suoi rocciosi riff in “Still Evergreen”, canzone che viaggia su tempi elevati dove spicca un bellissimo solo di chitarra seguito da una squisita fuga di tastiere del bravo Dario Patti. “Atmosphere” è un’altra rock song molto bella sorretta da un cupo e riuscito riff di chitarra sul quale Glenn sfodera un’altra ottima prestazione dietro il microfono. Con la title track i toni si ammorbidiscono parzialmente, grazie alla giusta unione tra chitarre acustiche e tappeti di tastiere, tenute a bada dalla calda voce del singer; solamente nella parte finale la song acquisisce maggior vigore grazie agli azzeccati inserti ritmici e solisti di Mollo. “My Eyes Don’t See It” è graziata da una tecnica esecutiva tanto dinamica quanto efficace, condita da un refrain squisitamente catchy, mentre con “Can’t Stop Falling” ritorniamo su territori più cadenzati e massicci squarciati da inserti vocali ad alto tasso melodico. “Nothing Stays The Same” e “Soul Protector” sono due discrete hard rock song corroborate dal duro modo di suonare di Mollo, anche se ci preme sottolineare che il refrain di quest’ultima, una volta entrato in testa, è difficile toglierselo. “She Cast No Shadow” alterna con intelligenza parti acustiche e parti elettriche, sostenuta da una sezione ritmica davvero affiatata che fa da preludio alla conclusiva semi ballad “16 Guns”: track graziata da una sentita performance di Hughes, vitaminizzata comunque dai ruvidi riff del chitarrista ligure. Complessivamente ci troviamo di fronte ad un miglioramento compositivo nei confronti del platter precedente (anche in fase di produzione, curata dallo stesso Mollo), per cui non possiamo esimerci dal consigliare questo lavoro agli amanti dell’hard rock potente, moderno ma al tempo stesso melodico. La classe non è acqua!
