8.0
- Band: VORNA
- Durata: 00:42:44
- Disponibile dal: 21/04/2023
- Etichetta:
- Lifeforce Records
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Giunti al quarto album, i Vorna si assestano definitivamente come una delle realtà più interessanti del metal finlandese e non solo. Il loro sound, con questo “Aaamunkoi”, si va a definire in modo personale in ogni aspetto, realizzando un album di altissima qualità, ispirato, singolare: bello.
Non è facile inquadrare i Vorna in uno o più sottogeneri; la matrice pagan black, in questo album, è quasi un espediente, un sostrato sul quale costruire una stratificazione alta e variegata di idee, riferimenti, percorsi. Innanzitutto è centrale la scelta di un cantato quasi sempre pulito ed evocativo, narrativo (nel quale la lingua finlandese contribuisce a creare una sorta di atmosfera mitica e misterica), simile a certe buone cose dei Tyr. Superata la buona opener – comunque in qualche modo legata al sound di diverse altre band maestre del genere (ultimi Enslaved, certi Moonsorrow) – ci si rende conto infatti che l’album proposto è una sorta di discorso, di viaggio nelle albe e nei cieli di luoghi lontani e immaginifici, un muoversi tra chitarre intrecciate e un canto che sa di antico, tra pianoforti e orchestre soffuse, tra (pochi) affondi in un black metal riflessivo e (molti) arrangiamenti compositi e complessi dal gusto innegabilmente prog.
Dall’impattante e vorticosa “Harva Päättää Hyvästeistään” (che ricorda le nuove esperienze di Insomnium o Be’lakor) si passa alla morbida “Kallioilla” (la quale potrebbe essere colonna musicale per un videogame o una serie tv ambientati nel nord Europa), attraversando però pezzi come “Valo” o la splendida “Muualle”, dove le numerose anime della band trovano equilibrio e compattezza tra echi folk e riff memorabili, tra atmosfere pagane e scivolamenti sinfonici. Ed è inutile negarlo: tutto ciò genera un album non facilissimo da ascoltare, che in certi momenti rischia di poter risultare anche un po’ troppo dilatato (per non dire noioso, ad un ascolto frettoloso e superficiale). Ma “Aamunkoi” è un lavoro che non può essere apprezzato se messo a girare come sottofondo mentre si fa altro: è un disco che richiede un’immersione profonda, quasi un impegno, per inseguire i sentieri musicali che la band propone – sentieri a volte lineari, altre volte capaci di curvare all’improvviso verso territori imprevisti, a volte faticosi per via di certi arrangiamenti ostici, altre ancora lunghi e lenti a causa di partiture che si prendono il loro tempo per accogliere l’ascoltatore. Si ascoltino brani come “Raja” o la già citata “Muualle” con pazienza: la stessa pazienza che si ha quando si ascolta un racconto attorno al fuoco, capaci di prendersi il tempo necessario per crescere e poi rimanere in qualche modo sottopelle. Si assaporino le variazioni ritmiche e le numerosissime melodie che si affastellano in un’organizzazione originale e mai scontata. Se ci si approccia a questo disco in certi modi, nulla risulterà eccessivamente dilatato o noioso, e si arriverà alla title-track conclusiva apprezzandone la sua natura pacata ed evocativa ma anche rabbiosamente intensa – somigliante a un racconto epico ma al contempo anche a una confidenza che solo noi possiamo comprendere pienamente.
I Vorna hanno realizzato un album a suo modo poetico, intriso di riflessività e originalità: un disco in cui si percepisce la libertà compositiva, perché il tutto è mosso unicamente dal desiderio di realizzare una musica personale e accogliente – per chi vorrà percorrerla.
