6.5
- Band: WARKNIFE
- Durata: 00:35:59
- Disponibile dal: 13/02/2009
I Warknife sono una giovane formazione di Lecce che come tante realtà nostrane si deve affidare ad un’autoproduzione per rilasciare il proprio debutto discografico. Il periodo, è inutile nasconderlo, non è dei migliori e chi ci rimette di più sono le giovani (e valide) formazioni che si affacciano su mercato discografico sempre più affollato e stantio. Impatto, ritmiche quadrate e poca concessione alla melodia: il thrash/death della formazione strizza l’occhio ad act come i primi Sepultura e contiene chiari elementi che richiamano alla mente la versione più violenta ed intransigente della scena ottantiana della Bay-Area. Sono i riff della coppia Mele/Rolla e farla da padrone per tutta la durata dell’album con le loro ritmiche terzinate e i continui cambi di tempo che donano alle composizioni una buona longevità a scapito di una minor accessibilità degli stessi. Non sempre purtroppo i riff riescono a colpire nel segno e nei trentacinque minuti di durata dell’album è forte il senso di già sentito (uno dei riff iniziali di “Vermin” ricorda troppo la parte finale di “Iced Earth” dell’omonimo gruppo) e qualche break non troppo riuscito finisce purtroppo nello spezzare eccessivamente la continuità d’ascolto contribuendo a stemperare l’aggressività presente nelle nove composizioni. Buono il lavoro della sezione ritmica sempre pronta a supportare le due asce e nel fornire quel minimo di fantasia e personalità necessaria a non rendere sterili le composizioni. Marco Landolfo dietro il microfono dimostra di saperci fare e risulta un buon complemento per la formazione, seppur senza eccellere particolarmente in quanto a varietà e risultando alla lunga eccessivamente monocorde. Le tracce convincono e si arriva senza particolari sforzi alla conclusione dell’album anche grazie alla ragionata lunghezza delle composizioni che, pur non inventando nulla di nuovo, riescono senza alcun dubbio nell’intento di far muovere la testa. La produzione manca un po’ di potenza ma da un’autoproduzione è veramente difficile chiedere di più: da elogiare invece la parte grafica del lavoro avvolta in un riuscito e professionale digipack. “Dream of Desolation”, anche con i suoi difettucci, risulta essere un buon trampolino di lancio per la band pugliese che ha dimostrato di avere tecnica e qualità necessarie per farsi notare nel mercato: con un po’ di personalità in più e con qualche – inevitabile – errore di gioventù in meno siamo certi che la band non tarderà a raccogliere i consensi che merita.
