WASTE OF SPACE ORCHESTRA – Syntheosis

Pubblicato il 02/04/2019 da
voto
8.5
  • Band: WASTE OF SPACE ORCHESTRA
  • Durata: 01:04:09
  • Disponibile dal: 05/04/2019
  • Etichetta: Svart Records
  • Distributore: Audioglobe

Usanza recente degli organizzatori del Roadburn è quello di richiedere ad alcuni musicisti di band diverse, ma dai rapporti molto stretti gli uni con gli altri, di mettere assieme le forze e realizzare un progetto musicale comune, scritto e interpretato appositamente per il festival. Idea che ha una sua data di inizio nel novembre del 2017, quando da parte della celeberrima manifestazione arriva la chiamata ad Oranssi Pazuzu e Dark Buddha Rising, gruppi finlandesi con molte analogie concettuali e una forte comunanza d’intenti, nel verso della manipolazione di frequenze e invenzioni di suoni insoliti e immaginifici. È uno degli organizzatori, Walter Hoeijmakers , a chiamare Juho Vanhanen e a fargli l’insolita proposta, accettata in tempi brevi dal cantante/chitarrista degli autori di “Värähtelijä “. Eredi della psichedelia sessantiana, rivolta alla pesantezza e all’esplorazione di dimensioni sconosciute e lontane, negli ambiti del black metal e dello sludge-drone, i due gruppi avevano già dato ampiamente prova della loro fame di avvenirismo lungo le rispettive discografie, sufficientemente ampie e brillanti da ingenerare parecchia attesa per questa collaborazione.
Denominata Waste Of Space Orchestra, vede impegnati tutti i singoli membri delle due formazioni, che formano una line-up allargata di dieci elementi, dove espongono la propria maestria tre chitarristi, due bassisti, due batteristi, due tastieristi/addetti agli effetti e tre cantanti. L’inedita composizione, vera sinfonia astrale, denominata “Syntheosis”, va in scena al Roadburn 2018; poco dopo, Dark Buddha Rising e Oranssi Pazuzu entrano in studio per dargli forma definitiva. Legati come immaginario allo spazio profondo e alle implicazioni filosofiche che ciò comporta, i musicisti nordici hanno pensato e scritto una rock opera con tutti i crismi del genere, che vede protagonisti tre soggetti (The Shaman, The Seeker, The Possessor), ognuno alla personale ricerca di una forma di conoscenza più alta e potente. I tre, impersonati da Vesa Ajomo e Marko Neuman dei Dark Buddha Risin e Juho Vanhanen degli Oranssi Pazuzu, sono protagonisti di un’avventura formidabile che si svela in tutta la sua forza trasversale, contraddittoria e oscura attraverso una tracklist intensa e nient’affatto avara di coraggio.
Le band non si snaturano nella fusione e fanno segnare nuovi traguardi personali quanto a sfrenatezza, ardire degli accostamenti, ingegnosità dei suoni e degli arrangiamenti, elaborazione delle ritmiche. Impostata come una composizione che possa avere il suo pieno significato se eseguita nella sua interezza, “Syntheosis” equilibra al meglio canzoni accese di passionale cerebralismo, suite dilatate e multiformi, pause riflessive debordanti in una ripetitività ossessiva e cantilenante. Banditi gli intellettualismi, calibrato il giusto l’ermetismo, la Waste Of Space Orchestra fa divincolare gli arti e viaggiare la mente con “The Shamanic Vision” e “Seeker’s Reflection”, con le chitarre che tagliano l’aria in grumi sonori miscelanti l’avant-garde, il black metal futurista, il drone, e si fanno stravolgere da un’effettistica aggressiva, un cocktail di invenzioni che suonano come straordinari artifizi scenici. I riferimenti più prossimi sono all’operato recente degli stessi Oranssi Pazuzu, il cui sound stralunato si riveste di un rimbombare grattato che guarda invece alla pesantezza disumana dei loro partner in “Syntehosis”. L’inserzione di sonorità aliene porta ad atmosfere colossali tipiche di una soundtrack fantascientifica, mediata, rimanendo in territori di fantascienza, dall’alone algido e poco terreno di opere diversissime quali “2112” dei Rush, “Nothingface” dei Voivod o “Terminal Redux” dei Vektor.
“Wake Up The Possessor”, sublimazione della creatività smisurata del collettivo, gode di una pazzesca interazione vocale fra voce femminile, cori angelici e sfregi black metal, immerse in un’orgia di pesantezza, cadenze cerimoniali e la pervasiva sensazione di assistere allo scatenarsi di forze immense e incomprensibili. L’affievolirsi dell’energia verso la decadenza lisergica di “The Universal Eye”, o il tambureggiare ritualistico di “Infinite Gate Opening”, fanno da contraltare alle vallate di sfumate costruzioni complesse di “Journey To The Center Of Mass” e la titletrack. La prima sale moderatamente di intensità partendo dallo zoppicare all’unisono di batteria e basso, circondati da synth stupefacenti, accesi di sfumature difficili da descrivere; nella seconda parte esplode di rabbia delirante, pur mantenendo un superbo alone sinfonico. La titletrack si afferma come un monumentale affresco di synth music al servizio del black metal più contaminato e ‘obesizzato’ dallo sludge; i tempi medi sono squassanti, le progressioni guidate dal basso una marcia implacabile, le chitarre armi di distruzione atomiche indifendibili. “Syntheosis” va oltre quello che ci si è abituati ad attendere dal metal virato a sonorità cosmiche, il solo utilizzo dei synth avrebbe giustificato un giudizio di eccellenza sul disco, che si manifesta come il parto di assoluti fuoriclasse del metal contemporaneo.

TRACKLIST

  1. Void Monolith
  2. The Shamanic Vision
  3. Seeker's Reflection
  4. Journey to the Center of Mass
  5. Wake up the Possessor
  6. Infinite Gate Opening
  7. Vacuum Head
  8. The Universal Eye
  9. Syntheosis
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