6.0
- Band: WEB
- Durata: 00:51:17
- Disponibile dal: 19/03/2011
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Attivi dal lontano 1986, i portoghesi Web hanno iniziato a bazzicare l’underground soltanto a metà del decennio successivo, sfornando addirittura nel 2005 l’album di debutto “World Wide Web”. De facto, i Nostri hanno perduto la ghiotta opportunità di ritagliarsi una discreta fama internazionale nel periodo dorato dell’heavy metal, cercando di ritrovare il giusto riscatto in questa seconda giovinezza. Certo, dalla terra lusitana – Moonspell a parte – raramente sono emerse band che hanno sfornato dischi eccellenti in grado di competere con altre band più blasonate di altre nazioni, e infatti il prodotto finale partorito dal four piece non rappresenta un’eccezione. Attenzione, ci teniamo a precisare che “Deviance” non è affatto un disco brutto o poco curato, dato che al suo interno troviamo alcune composizioni interessanti, ispirate al riffing chirurgico e circolare tipico del progressive thrash metal di Nevermore e Annihilator, infarcito da un groove oscuro che rimanda alle idee dei Black Sabbath dell’era Dio. Inoltre, i Nostri dimostrano di possedere una discreta personalità compositiva ed un’ottima tecnica esecutiva, con un plauso in particolare ai vorticosi assolo di chitarra del mastermind Victor Matos ed al puntuale e variegato drumming di Pedro Soares, ma complessivamente la qualità del songwriting risulta decisamente discontinua. L’ispirazione emerge prepotentemente negli episodi più tecnici e violenti come “Life Aggression”, traccia peraltro impreziosita da un ritornello squisitamente ficcante, così come “Resiliant Casket” che ha il suo punto di forza nelle grintose linee vocali di Fernando Martins, mentre risultano letteralmente esaltanti le ritmiche forsennate di “Beautiful Obsession” che si spingono addirittura oltre i confini del thrash-death metal di matrice nord europea. Le note dolenti vengono invece scandite dai restanti episodi, in particolar modo da “Immortal Soul”, “House Of Salvation” e “The Journey”, che appaiono oltremodo freddi e prolissi nel loro cupo incedere, latitando colpevolmente dal punto di vista emotivo. Le potenzialità per ottenere un risultato decisamente più entusiasmante c’erano, ma evidentemente non sono state sfruttate appieno. Peccato.
