WESENWILLE – II: A Material God

Pubblicato il 16/03/2021 da
voto
8.0
  • Band: WESENWILLE
  • Durata: 00:50:40
  • Disponibile dal: 12/03/2021
  • Etichetta:
  • Les Acteurs De L'Ombre Productions

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Avete presente la scena finale del film “Fight Club”? Dalla vetrata di un grattacielo Tyler e Marla assistono alla fine spettacolare di un mondo costruito sulle peggiori fondamenta che la società moderna abbia mai creato. Ebbene, il nuovo lavoro dei Wesenwille potrebbe esserne la colonna sonora, la musica di un’immagine catastrofica dell’attuale situazione planetaria, il volto più tragico.
“II: A Material God”, prodotto da JB van Der Wal (Dool, Lugubre, ex Aborted), è un capitolo sonoro scritto con maestria, le lettere marcate di black mostrano, in alcune pagine, sbavature artistiche di quiete e riflessione che non ne pregiudicano la comprensione. I blackster olandesi Wesenwille rimaneggiano le tonalità moderne ideate dai Deathspell Omega e sviluppano quelle più sperimentali degli Imperial Triumphant, originando eccentriche sovrapposizioni nei quali si mescolano tecnica ed emozione. Le variazioni ritmiche del disco riflettono l’umore umano al cospetto di un mondo in bianco e nero: candide dissonanze atmosferiche vengono divorate da oscuri e violenti rimproveri pulsanti. I testi, criptici e profondi, ricalcano i passi di una società che si sta sgretolando, vittima dell’egoismo e delle futilità materiali. L’essere umano sprofonda in un’insanabile solitudine, cementificando i germogli dei sentimenti più primitivi.
I vibranti riff di chitarra scardinano le serrature enigmatiche di un album composto da otto porte, al di là delle quali si incatenano numerose variazioni sonore che danno origine a granitiche fortezze attraversate da violente intermittenze ritmiche. Ogni brano, tra le stratificazioni aggressive, nasconde barlumi sorprendenti: si tratta di un bipolarismo sonoro contraddistinto da rabbia e commozione in grado di propagarsi nell’animo dell’ascoltatore. La formula compositiva adottata dai Nostri non incrementa l’innovazione, ma si rivela tremendamente efficace in termini di gradimento. Il duo mette in mostra una padronanza assoluta delle chitarre: le protagoniste del platter si districano e si alternano senza sovrastarsi a vicenda. Per usare una metafora, immaginate una pozzanghera sulla quale iniziano a cadere le prime gocce di pioggia, la stessa sostanza che si amalgama producendo forme e rumori differenti ma allo stesso tempo complementari. Il suono della batteria è pulito ed equilibrato, qualità che esaltano la ritmica multiforme dell’album e perfezionano un’opera complessa e monumentale. Nel denso lotto del disco, oltre alla titletrack, si distinguono per le marcate qualità camaleontiche “The Descent”, “Inertia” e l’imponente “The Introversion of Sacrifice”, traccia finale di un album che si candida a graffiare, con i propri artigli, la memoria di questo 2021 nonostante esso sia ancora allo stato embrionale.
“II: A Material God” è la fredda onda periodica che di volta in volta accarezza la battigia esausta nel silenzio della notte. Davanti all’infinito, è quel brivido provocato dall’acqua gelata al contatto con la pelle: la sensazione di essere ancora vivi di fronte ad un mare che, lentamente, sta scomparendo.

TRACKLIST

  1. The Descent
  2. Opulent Black Smog
  3. Burial Ad Sanctos
  4. Inertia
  5. Ritual
  6. A Material God
  7. Ruin
  8. The Introversion of Sacrifice
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