WHIRLWIND – 1714

Pubblicato il 21/11/2022 da
voto
6.0
  • Band: WHIRLWIND
  • Durata: 00:51:05
  • Disponibile dal: 22/11/2022
  • Etichetta:
  • Fighter Records

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Nati come un side project dei catalani Körgull The Exterminator, i Whirlwind sono una nuova formazione capitanata da Mark Wild che promette (testuali parole) “riff diretti, ritornelli epici e assoli memorabili“, dichiaratamente ispirati all’epoca d’oro dei Running Wild. Una promessa che su carta può anche essere apprezzabile – d’altronde chi non adora il periodo d’oro della band di Rock’n Rolf? – ma il problema di questo debutto, dal titolo “1714”, è che si tratta sostanzialmente di un lavoro completamente manieristico, basato più sul copiare che sul tributare, e con una prova vocale che non sempre è all’altezza della situazione.
Più che essere brutti, il problema dei pezzi è che al loro interno sono state inserite a forza troppe cose, come si sente subito da “The Call”. Il concept è quantomeno meritevole di menzione, dato che si tratta di un racconto sulla guerra di successione spagnola che infuriò dal 1710 al 1714 tra Filippo Quinto di Spagna e Carlo Sesto d’Asburgo, ma i riff alla lunga risultano sempre riciclati, come se di tutta la discografia dei Running Wild ci si fosse limitati solo a citare “Death Or Glory” e “Pile Of Skulls”. Il riff di “Rebels Arise!” è infatti identico a quello della prima traccia, e ci sono dei veri e propri copia e incolla dai pirati tedeschi come in “Torture, Knife & Fire”. Oltretutto, la voce di Héctor Llauradó spesso risulta inappropriata nel suo cercare di imitare Rock’n Rolf e Udo Dirkschneider: sarebbe forse stato meglio farlo cantare per tutto l’album come in “The Bastard Duke”, forse il momento più simpatico del disco, che non copia ma riesce a rendere abbastanza omaggio all’epoca d’oro del ruvido heavy metal piratesco. La cavalcata di “Echoes Of Time” è l’altro pezzo dove la band riesce finalmente a scrivere qualcosa di davvero interessante, anche grazie allo spazio di manovra non runningwildcentrico che i musicisti si danno. Tutto sommato, più che un tributo, ci sembra che questo album sia frutto di un taglia e cuci del power/heavy tedesco anni ’90, non sempre riuscito benissimo tra l’altro. Un peccato, visto che le premesse con cui si partiva erano buone: speriamo che i Whirlwind, se torneranno in studio, saranno capaci di prendere le buone idee inserite qua e là e valorizzare un nuovo disco grazie a quelle.

TRACKLIST

  1. 1714 (Intro)
  2. The Call
  3. Under Siege
  4. Rebels Arise!
  5. Torture, Knife & Fire
  6. Gallows Tithe
  7. Cannons Of Infuriation
  8. The Bastard Duke
  9. Immortal Heroes
  10. Red September
  11. Echoes Of Time
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