WHITE NIGHTS – Solanaceae

Pubblicato il 02/02/2021 da
voto
7.0
  • Band: WHITE NIGHTS
  • Durata: 00:26:04
  • Disponibile dal: 05/02/2021
  • Etichetta:
  • Iron Bonehead Prod.

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Si addentrano nell’imperscrutabile e mistificano quel poco che sapevamo sul loro conto, i White Nights. Progetto di solitaria ispirazione e attuazione, si era presentato nel 2020 con uno strambo assemblato di suggestioni psichedeliche e darkwave, installate all’interno di un suono lo-fi di pallida ascendenza black metal, scombussolato da riferimenti deathrock e post-punk. Uno stile lisergico che con il secondo e più lungo EP “Solanaceae” va già a declinarsi in modalità difformi dagli input iniziali. Quanto poteva ricondursi all’extreme metal va praticamente in soffitta, a favore di un suono che si riveste ora di quella componente notturna, trasognata, tipica della coldwave contemporanea.
A rimodulare gli obiettivi comunicativi della proposta vi è innanzitutto un condensato di ritmiche che guarda ora senza tergiversare alla rinnovata epopea post-punk; un quadrato incalzare, con la batteria a muoversi in modi molto schematici e il basso ad alimentare un flusso ritmico vivace e circolare, mentre le chitarre vanno liquefandosi. Le tastiere miscelano sonorità organistiche e tonalità kitsch da dance ottantiana, evocando atmosfere allucinate ancor meglio che nel precedente EP. La produzione, sgraziata, avara di abbellimenti e smussature, ci parla di una creatura che non vuole perdere la sua aura underground e vuole raccontare un mondo sotterraneo, popolato di ‘freak’ e anime in pena. Le modulazioni vocali borbottanti si trascinano pigre e intristite, filtrate per giungere ancora più da lontano, impoverite di vitalità; rari gli slanci verso una maggiore vigoria e trasporto, l’impressione è quella di ascoltare un fantasma, intanto che riporta alla luce le sue recriminazioni e miserie.
La conclusiva titletrack va poi a spostare verso un’altra dimensione ancora l’operato di White Nights: si tratta infatti di un brano dilatato, contaminato di molteplici effetti, dal feeling siderale-cosmico come potrebbero essere le composizioni extralarge degli Oranssi Pazuzu. Si nota una certa voglia di grandeur, di uscire dagli scantinati per guardare, prima timidamente, quindi sempre più convinti, agli sconfinati spazi celesti. Si apre allora una rigorosa marcia verso questi nuovi orizzonti, interpretata attraverso una costruzione e performance virate all’avant-garde, ambito al quale, per il grado di sperimentazione e astrazione concentrato in “Solanaceae”, la band americana potrebbe in qualche maniera rientrare. Non tutto appare ancora compiuto e definito con precisione, il senso di vaghezza, di peregrinazione poco ortodossa e priva di una meta, meriterebbe forse qualche limitazione, per dare più pesantezza e definizione al suono. Siamo comunque nel campo di quelle uscite così particolari, deviate dalla norma, uniche, che tolleriamo volentieri la natura ancora ‘grezza’ di quanto contenuto nell’EP.

TRACKLIST

  1. Halluncinogenic Black Cubes
  2. Nightshade Mornings in Bloodred Satin
  3. Cannabaceae III
  4. Solanaceae
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