WHITE STONES – Dancing Into Oblivion

Pubblicato il 28/08/2021 da
voto
7.5
  • Band: WHITE STONES
  • Durata: 00:35:42
  • Disponibile dal: 27/08/2021
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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Deve averci preso gusto Martin Mèndez, noto ai più per il suo ruolo di bassista degli Opeth, che torna a farsi vivo a pochi mesi dal suo debutto solista con un nuovo album dei suoi White Stones. “Dancing Into Oblivion” è un lavoro che conferma quanto di buono era stato presentato in “Kuarahy”, aggiungendo però anche diverse novità e nuove vibrazioni alla proposta di Mèndez. In soli trentacinque minuti di durata, il bassista riesce a condensare un alto numero di influenze, che vanno dal death metal al progressive fino addirittura al jazz, riuscendo a mantenere comunque quell’immediatezza e quell’urgenza espressiva che non rende mai l’ascolto tedioso. Ci ritroviamo quindi, dopo una breve introduzione sinistra, catapultati nuovamente nel death metal di scuola Morbid Angel/Deicide con “New Age Of Dark”, il brano più vicino a quanto ascoltato in “Kuarahy”, per poi essere spiazzati invece da “Chain Of Command”, composizione più articolata in cui le trame sinistre di tradizione prog rock tanto fare agli ultimi Opeth si uniscono ad assalti metallici, guidati ancora una volta dalla voce cavernosa di Eloi Boucherie. Il vero fulcro dell’album, però, è rappresentato da “Iron Titans”, un monolite di quasi nove minuti che raccoglie tutte le influenze di Mendez con un taglio fusion che risulta sempre efficace, aggressivo ma anche misurato e chirurgico. Completano l’album alcuni intermezzi più delicati e riflessivi, un affascinante brano dissonante e sinistro (“To Lie Or To Die”) e “Freedom In Captivity”, che si apre con una introduzione strumentale languida ed avvolgente, prima di mutarsi in un’aggressione death metal, inesorabile eppure sempre controllata.
“Dancing Into Oblivion” riesce quindi a tenere testa al suo predecessore, eguagliandone la qualità e portando nuove idee ad un progetto che ha le carte in regola per continuare ad esistere senza essere relegato al ruolo di divertissement fatto giusto per riempire i buchi tra un album degli Opeth e un altro. Resta ancora immutato, a nostro parere, quanto avevamo rilevato già nella recensione di “Kuarahy”: siamo convinti che l’apporto di un secondo chitarrista andrebbe ad aggiungere colore e robustezza allo stile di Méndez che, per quanto perfettamente in grado di suonare tutte le sue parti, resta comunque principalmente un bassista. Al momento, invece, l’unico supporto arriva dal chitarrista portoghese Joao Sasseti che, però, si è limitato a registrare le chitarre soliste. Detto questo, “Dancing Into Oblivion” resta un pregevole ritorno e lo consigliamo a tutti coloro che avevano apprezzato “Kuarahy”.

TRACKLIST

  1. La Menace
  2. New Age Of Dark
  3. Chain Of Command
  4. Iron Titans
  5. Woven Dream
  6. To Lie or to Die
  7. Freedom in Captivity
  8. Acacia
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