WHITE VOID – Anti

Pubblicato il 09/03/2021 da
voto
8.0
  • Band: WHITE VOID
  • Durata: 00:46:05
  • Disponibile dal: 12/03/2021
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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Il tempo passa per tutti e chi aveva vent’anni quando il mondo musicale fu infiammato dal black metal, oggi è intorno alla quarantina; è, quindi, un processo abbastanza comune vedere la ferocia primordiale lasciare posto a qualcosa di diverso, con varie sfumature. Ci sono, certo, musicisti che sono rimasti – con indomita coerenza – neri paladini di quelle sonorità e altri che hanno evoluto, nei modi più svariati, il proprio sound. Esistono anche, per dirla tutta, realtà dove questa trasformazione è nella natura stessa della band e può essere notata disco dopo disco, già in fieri fin dagli inizi (Enslaved, Borknagar e Solefald sono tra i primi nomi che vengono in mente). Certe volte, però, questo non basta. Tutti abbiamo, sicuramente, in mente dei cambi di stile talmente drastici che lasciano spiazzati, quei momenti che generano interminabili discussioni con gli amici e (spesso) culminano con il fatidico “avrebbero dovuto cambiare nome”.
La lunga premessa ci porta al debut dei White Void, che non hanno fatto nessuna di queste cose. Lars Nedland (non a caso citavamo Borknagar e Solefald) ha voluto compiere un passo in più, componendo da solo questo “Anti”, per poi avvalersi di Tobias Solbakk (batterista live di Ihsahn), Vegard Kummen al basso e Eivind Marum alle chitarre, rimescolando con i suoi compagni idee, arrangiamenti e sonorità. Il risultato è una sorta di riuscitissimo paradosso temporale: un hard rock settantiano con fortissime influenze blues, mescolato alla new wave inglese degli anni Ottanta e lasciando, soprattutto in alcuni passaggi di batteria, degli accenni heavy metal. Come se questo coacervo musicale non fosse già di per sé una sfida, Lars ha deciso di incentrare i testi di un concept non dichiarato sull’Assurdo nell’opera di Camus, autore non certo dei più semplici da affrontare. Così, dal punto di vista strettamente musicale, abbiamo un disco che passa da parti più cupe (“There Is No Freedom But The End” o “All Chains Rust, All Men Die”), ad altre più coinvolgenti (“Do. Not. Sleep.” e “The Fucking VIolence Of Love”), mutando ogni volta, toccando tutti gli aspetti dell’hard rock anni Settanta (blues, rock, qualche leggerissima spruzzata di folk e di psichedelica), e della new wave degli anni ottanta (atmosfere sofisticate e rarefatte, una voce che sa farsi profonda ed elegante, le tastiere che dipingono melodie catchy per quanto non banali). Mescolare tutti questi aspetti è, a dir poco, ambizioso ed il rischio di risultare pretenziosi è un’insidia sempre presente in “Anti”; un confine labile che i White Void non oltrepassano mai, riuscendo a regalarci un disco che, in un certo senso, potremmo definire umile nel suo approcciarsi a così tanti stili, ma – al contempo – proiettato verso il futuro, perché se, come abbiamo più volte ripetuto, le radici sono ben radicate nel passato, ciò che ne esce è indubbiamente nuovo e riletto con freschezza e genialità (ascoltate il suono del synth in “The Air Was Think With Smoke” per capire cosa intendiamo). La stessa voce di Nedland, pur non avendo chissà che estensione, riesce ad adattarsi a questi continui cambi, sopperendo con arrangiamenti sempre di gran gusto ad alcuni limiti tecnici. E il metal? In qualche modo sembra aleggiare sempre che si guardi il songwriting (certe soluzioni sono tipiche dell’heavy e si innestano in modo geniale con il resto), certi suoni di chitarra o alcuni passaggi vocali. La già citata “The Air Was Think With Smoke” è probabilmente la summa di questo disco ed il suo saper mescolare in modo così fresco tanti elementi potrebbe essere un manifesto alla musica d’avanguardia senza, però, avere né la pomposità né l’elitarismo che, spesso, contraddistinguono i musicisti più sperimentali. Certo, “Anti” non è un disco facile o, come si sarebbe detto un tempo, ‘scalaclassifiche’, ma è in grado di stupire per la sua spontaneità e, allo stesso tempo, per la sua tecnica cristallina e la sua capacità di stupire. In poche parole uno di quei dischi che cambia in base a come (o cosa) si decide di ascoltarlo. Sicuramente, in un certo piattume musicale, sembra il disco giusto al momento giusto e non possiamo che consigliarvi l’ascolto.

TRACKLIST

  1. Do. Not. Sleep.
  2. There Is No Freedom But The End
  3. Where You Go, You'll Bring Nothing
  4. The Shovel And The Cross
  5. This Apocalypse Is For You
  6. All Chains Rust, All Men Die
  7. The Fucking Violence Of Love
  8. The Air Was Thick With Smoke
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