WHITE WARD – False Light

Pubblicato il 21/06/2022 da
voto
8.0
  • Band: WHITE WARD
  • Durata: 01:06:23
  • Disponibile dal: 17/06/2022
  • Etichetta:
  • Debemur Morti

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Ai tempi di “Futility Report”, il primo full-length degli ucraini White Ward, avevamo intuito di avere fra le mani un gruppo pronto ad ingrandirsi a dismisura, e se “Love Exchange Failure”, del 2019, sembrava darci già ragione all’epoca, questo “False Light” ci conferma definitivamente la bontà del progetto di Yurii Kazarian e Andrii Pechatkin, cosa peraltro preannunciata dall’EP “Debemur Morti”, che con soli due brani atti a celebrare la duecentesima uscita dell’etichetta, lasciava presagire nuovi percorsi, nuova fame di crescita, ossessiva curiosità. Il background, forse quello si, resta lo stesso: metal estremo (ha ancora senso chiamarlo black metal, a questo punto?), sassofono, scrittura eclettica, ma nel giro di un pugno d’anni i White Ward sono diventati qualcosa d’altro, e di fatto “False Light” è qui a ribaltare ancora una volta le regole del gioco. Una scrittura matura, cinematica, avvolgente, quella che ci porta con sé nei tredici minuti di “Leviathan”: ci introduce in un mondo dove convivono elettronica, black metal, jazz, per un viaggio che prosegue su coordinate oscure a base di chitarra acustica, sax e voce pulita (e quanto mai cavernosa, quella dell’ospite Jay Gambit), in grado di riportarci più alla mente un Nick Cave ancora più estremo che non il metal scandinavo degli anni ‘90. E per un’ora il caleidoscopio sonoro continuerà ad avvilupparsi e a coprire l’ascoltatore con versioni post punk di se stesso, pianoforti e voci femminili, riff al vetriolo (sentite quello che strappa l’atmosfera in “Phoenix” e fateci sapere), trombe, intermezzi sonori in senso letterale, prima ancora che musicali (“Echoes In Eternity”), e quanto d’altro sarà possibile recepire ascolto dopo ascolto. E si, perché “False Light” richiede attenzioni, un bel po’ di giri sul lettore, e sicuramente rappresenta il lavoro più complesso da assimilare nella carriera degli ucraini; un album in cui si rileva una perizia tecnica ancora più marcata (chitarra e batteria sono in stato di grazia, ma in generale la scrittura è piena di sfaccettature) e che fa del suono dei White Ward uno dei più personali in questo periodo storico. L’impatto del precedente “Love Exchange Failure” è stato forse più notevole, ma la costanza con cui questo “False Light” cresce nel tempo lo rende probabilmente l’uscita più matura e allo stesso tempo azzardata della band. I testi restano estremamente esistenziali e intelligenti, ispirandosi da “Intermezzo”, romanzo impressionista del 1908 ad opera dello scrittore ucraino Mykhailo Kotsubinsky, ma non mancano in generale liriche riguardanti omicidi ad opera del governo, il cambiamento climatico, la brutalità della polizia e molti altri temi nei quali la band ha dimostrato di trovarsi a proprio agio. Inutile pensare che quello che sta accadendo in Ucraina in questo momento non abbia impatti sulla produzione d’arte, per chi vive effettivamente lì, ma non abbiamo voluto menzionare il conflitto russo-ucraino proprio per basarci sul disco per quello che è per come ci è stato presentato (del resto la band sui social è piuttosto attiva per quel che concerne la guerra in corso, e un’idea se la può fare chiunque). Preferiamo sorvolare sul tema, insomma.
In definitiva “False Light” si dimostra un album straordinario, già a partire da una copertina che sembra nascondere un mondo dietro quella placida immagine, rassicurante da lontano ma sinistra nei particolari, pronta a deflagrare in qualcosa che non ci è dato sapere, così come i continui momenti di pace inganneranno, moriranno e ritorneranno soffocati da un metal generoso nella sua esposizione ma severo nella fruizione, per l’ora abbondante di ascolto dell’album. Imperdibile.

TRACKLIST

  1. Leviathan
  2. Salt Paradise
  3. Phoenix
  4. Silence Circles
  5. Echoes in Eternity
  6. Cronus
  7. False Light
  8. Downfall
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