WINDHAND – Eternal Return

Pubblicato il 12/10/2018 da
voto
6.5
  • Band: WINDHAND
  • Durata: 01:02:12
  • Disponibile dal: 05/10/2018
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Sulla narcolessia indotta gli Windhand poggiano le fondamenta per il loro quarto album. Alfieri di uno stoner-doom radicato nella tradizione, plasmato in riff voluminosi e confortevoli effusioni di uno speziato occultismo, i ragazzi di Richmond si avvalgono della sapiente mano di Jack Endino, uno dei produttori più acclamati degli anni d’oro del grunge, per dare forma ai propri incubi. Assurti a clamori fin esagerati in rapporto all’effettivo valore della musica, questi musicisti americani non hanno fatto nulla per smuoversi dal conosciuto canovaccio che gli è riconosciuto quale marchio di fabbrica. Al contrario, hanno fin attutito le voglie di rumore e i riff ruggenti che comunque ingrossavano le pubblicazioni precedenti, per prediligere un ostentato minimalismo, che mette in primissimo piano la voce della brava Dorthia Cottrell, e tiene uno o due passi indietro tutto il resto. I riferimenti sono sempre quelli, gli Electric Wizard più distesi, i Conan ridotti in cilindrata, gli Acid King ammansiti; il passo, preferibilmente strascicato, attanagliato da ammorbante indolenza e una mancanza d’ardore quasi assimilabile a quella degli Sleep, seppure la risultanza degli sforzi degli Witchand siano canzoni prive di punti particolarmente ostici.
Per trovare giovamento dall’ascolto di “Eternal Return” serve per forza di cose avere un approccio molto calmo e pacifico all’esistenza, non aspettarsi grandi sussulti, perché la tracklist si adagia immediatamente su una dettagliata sequenza di tempi morti e suoni smorzati, ridondanti fuzz ma ben poco aggressivi. Mentre la Cottrell ben si destreggia al microfono, a volte enfatica, altre sonnambula, in alcune occasioni tiepidamente accorata, più spesso distante e disincantata, gli strumentisti ruminano andamenti concentrici, infinitamente reiterativi, cambiando solo di poco l’atteggiamento e il taglio da dare alla singola traccia. Eccoci allora a godere dell’hard rock lievemente ritmato, rallentato e avvolgente di “Halcyon”, di una ballata bucolico-psichedelica (“Pilgrim’s Rest”), oppure una lirica slavina di raggelanti invocazioni (“Eyeshine”).
La mutevolezza delle sensazioni non le fa mai digradare in direzioni troppo nette, né accade di essere travolti da fiumane di emotività indelebile o cambi d’atmosfera imprevedibili. “Eternal Return” vive di accumuli e ingrossamenti, palpitazioni brachicardiche e un senso di strisciante, sottile pericolo, peraltro mai apertamente manifesto. L’album scorre piuttosto gradevole, palesando nel contempo i limiti endemici della formazione, che arrivata a questo punto ci pare chiaro non possegga chissà quali armi non convenzionali per farci saltare sulla sedia. Rimanendo in questo campo, l’ultimo lavoro dei Messa ha sicuramente ben altra sostanza, e lo stesso “Daybuner” degli Haunted, più classico nell’impostazione, ha una verve assente nell’ultima fatica dei Windhand. I fan dello stoner/doom ossessivamente canonico apprezzeranno, chi ha amato in passato la band non rimarrà deluso, per quanto ci riguarda non siamo in presenza di nulla di imperdibile.

TRACKLIST

  1. Halcyon
  2. Grey Garden
  3. Pilgrim's Rest
  4. First to Die
  5. Light into Dark
  6. Red Cloud
  7. Eyeshine
  8. Diablerie
  9. Feather
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