WINDHAND – Grief’s Infernal Flower

Pubblicato il 08/11/2015 da
voto
7.0
  • Band: WINDHAND
  • Durata: 01:11:09
  • Disponibile dal: 18/09/2015
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

In soli due album i Windhand si sono guadagnati vasti consensi all’interno della comunità doom internazionale. Sono stati bravi a ritagliarsi un’accogliente nicchia accostando i rintronamenti di scuola Electric Wizard, l’immobilismo stoner degli Sleep e, fattore decisivo per allargare il bacino d’utenza, una catatonica voce femminea, assimilabile a quella degli ensemble frequentanti il panorama occult rock. Anche in questo terzo disco “Grief’s Infernal Flower” i Windhand, per utilizzare una terminologia calcistica, ‘giocano tra le linee’, suonando meno asfittici e difficili di gente come i Conan, ad esempio, e nettamente più heavy di un qualsiasi altro gruppo stoner/doom guidato da streghette sotto mentite spoglie. Forse, soltanto gli Acid King possono essere messi sullo stesso piano dei cinque ragazzi della Virginia, ma in questo caso lo spirito ardentemente rock ha la meglio sulle voglie psichedeliche, tenute sufficientemente a freno per non perdersi nella dilatazione spazio/temporale/sensoriale di stampo Seventies. Per chi scrive non è stato semplicissimo capire il valore effettivo di quest’album, essenzialmente perché la ripetitività degli schemi e la presenza di pochi, abnormi, riff per canzone può essere veicolo di accumuli di forza titanici assolutamente imperdibili, oppure costituire uno sfoggio di rumore inconcludente. In mezzo a questi due estremi può succedere di tutto e forse siamo talmente circondati – qualcuno direbbe infestati – da riff fuzzoni corrotti da elefantismo che talvolta discernere cosa sia solo un copia/incolla di idee altrui e chi abbia davvero qualcosa di interessante da offrire diventa un compito assai arduo. I Windhand stanno, anche con “Grief’s Infernal Flower”, tra coloro che meritano di essere seguiti con attenzione; sviluppano fondamenti di puro doom tramite una sintassi avvincente, seppure non originalissima, e l’uniformità d’azione prescelta, pur accusando alcuni cali d’incisività qua e là, sa irretire con astuzia. Le due tracce più lunghe, “Hesperus” e “Kingfisher”, sono quelle che destano il maggiore interesse, laddove il clima magico-esoterico distorce a suo piacimento la realtà e ci pare di vagare per desolate montagne, soli, circondati da presenze sinistre che si compiacciono di osservarci mentre perdiamo completamente il senno, senza che coloro che ci osservano si degnino di manifestarsi. Se in queste due composizioni, che da sole occupano quasi mezz’ora dell’album, i Windhand mettono in campo risorse da primi della classe e rivaleggiano tranquillamente per ispirazione, coercizione dell’ascoltatore e ipnotismo col meglio del doom vecchio e nuovo, il resto del disco non manca di avvincere ed emozionare, anche se rimane distaccato di qualche lunghezza rispetto alle due tracce-monumento poc’anzi citate. Composizioni come l’opener “Two Urns” e “Tanngrisnir” apportano un importante carico di terremoti, atmosfere inquiete, sortilegi, però percepiamo anche l’assenza di veri punti di svolta all’interno dei pezzi. Per quanto ben congegnate, le canzoni si insabbiano in punti dove si vorrebbe essere stupiti da qualche invenzione, fosse uno stacco di batteria imprevisto, un giro di basso scisso dai pattern abituali o un assolo non legato alle normali abitudini doom. Invece una sottile patina di prevedibilità fa rapprendere leggermente i nostri entusiasmi. Anche la voce di Dorthia Cottrell a volte si crogiola con eccessivo compiacimento su linee sonnambule e assopenti, indubbiamente fascinose ma che ci piacerebbe sentire esplodere in alcuni frangenti in frasi di maggior rabbia e pathos. Ci rendiamo conto che il nostro può essere un giudizio un po’ severo nei confronti di artisti che manipolano benissimo gli stilemi della musica rallentata e possono essere messi tra i nomi di punta dell’attuale panorama stoner/doom internazionale; tuttavia, il talento della band esce cristallino in tutta la sua potenza espressiva solo nei mausolei sonori posti verso la fine di “Grief’s Infernal Flower”, mentre nelle restanti tracce ingenera aspettative non sempre suffragate dai fatti. Gli amanti del genere comunque apprezzeranno.

TRACKLIST

  1. Two Urns
  2. Forest Clouds
  3. Crypt Key
  4. Tanngrisnir
  5. Sparrow
  6. Hyperion
  7. Hesperus
  8. Kingfisher
  9. Aition
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