WINTER ETERNAL – Land of Darkness

Pubblicato il 21/06/2021 da
voto
7.0
  • Band: WINTER ETERNAL
  • Durata: 00:39:45
  • Disponibile dal: 03/06/2021
  • Etichetta:
  • Hells Headbangers

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Il nuovo lavoro della one-man band Winter Eternal genera un raggio di gelida luce che, come una serpe, striscia all’interno di una caverna oscura. Si tratta di un tunnel intrigante, scavato dagli artigli del black metal più puro e levigato con cura da stratagemmi esclusivamente heavy. Al suo interno scorrono venti melodici capaci di attrarre viandanti ed esploratori in cerca di un magico impeto. L’eccitante cunicolo è l’accesso ad una miniera sonora chiamata “Land of Darkness”. Ricavata dalle rovine dei Dissection, essa si dirama nel sottosuolo in diverse direzioni facilmente percorribili. Il fautore di tutto ciò è Soulreaper (Stelios Makris), polistrumentista greco trasferitosi in Scozia tre anni fa, con alle spalle due full-length: l’omonimo “Winter Eternal” (2013) e “Realm of the Bleeding Shadows” (2019). Il nuovo album, a differenza dei precedenti, è stato prodotto dalla Hells Headbangers Records, che aggiunge l’artista ellenico tra le righe del suo ricco catalogo. In quaranta minuti Soulreaper riesce nell’intento di far sopravvivere il viaggiatore all’interno del freddo labirinto: nonostante l’oscurità e l’assenza di congegni innovativi, si resta ammaliati al cospetto di un black fluido e travolgente. I semplici riff di chitarra si avvalgono di una briosa dinamicità per poter sorprendere, la ritmica martellante colpisce ripetutamente la granitica corteccia sonora aprendo varchi luccicanti e provocando memorabili esplosioni. Le trame melodiche si incastrano sulla superficie di ogni brano come fossero la punta di un piccone che infilza la roccia viva. Esse lasciano intravedere qualche gemma preziosa incastonata fra le note del violino di “Crown of Stars”, fra gli arrangiamenti di “The Illusive Wings of Death”, dai quali riaffiorano risonanze alla Iron Maiden, e fra gli arpeggi delicati di “Shaped by Grief”. Degna di nota è anche la cover finale di “Dawn of Flames” dei Gates of Ishtar: il brano, davvero ben eseguito, riesce a dare un finale adrenalinico che resta impigliato nella memoria. L’unico difetto di questo disco è legato all’equalizzazione dei suoni: troppo spesso la ruvida voce sovrasta le sezioni di basso e chitarre alterando un equilibrio sonoro che, certamente, avrebbe migliorato un disco di per sé già intrigante.
“Land of Darkness” è dunque un rifugio sicuro, plasmato per coloro che, persi nella consuetudine, vogliano concedersi un’esperienza galvanizzante, lontano dai propri pensieri, ma soprattutto lontano dal sole cocente, in balia di ombre sghignazzanti.

TRACKLIST

  1. Crossind the Blackest Skies
  2. Land of Darkness
  3. The Illusive Wings of Death
  4. Lord of False Reality
  5. Crown of Stars
  6. Faded to Silence
  7. Isolation
  8. Shaped by Grief
  9. Dawn of Flames (Gates of Ishtar cover)
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