7.5
- Band: WINTERNIUS
- Durata: 00:40:05
- Disponibile dal: 12/09/2025
- Etichetta:
- Dusktone
Il variegato panorama black metal si arricchisce di un nuovo capitolo relativo al ‘black rising metal’: è così che i genovesi Winternius, da fondatori ed unici esponenti del suddetto, nonché coniatori della sua della sua denominazione, definiscono la loro proposta, e la copertina e il titolo scelti per il loro secondo full-length, il qui presente “Underwater Darkness”, ben si sposano con l’immaginario da essa evocato.
Forti di una line-up innervata di elementi di grande esperienza (a partire dal mastermind Roby Grinder), con trascorsi importanti in band quali Sacradis, Expiatoria e Spite Extreme Wing, i Nostri tornano sul mercato con un platter decisamente debitore del black metal degli anni Novanta/primi Duemila, distillando un convincente connubio fra scuola norvegese e scuola svedese, senza mancare di amalgamare il tutto con un sapiente tocco di oscurità tipicamente italiana.
Per entrare più nello specifico relativamente ai riferimenti sonori di questa opera seconda dei Winternius, è sufficiente immergersi nelle torbide atmosfere dell’opener “Unholy Black Ship”: dopo una breve intro tastieristica, il brano esplode in tutta la sua violenza sorretto da un riffing serrato ma anche piuttosto quadrato che richiama alla mente gli Immortal del periodo post-”At The Heart Of Winter” (compresi gli ultimi lavori col solo Demonaz al comando), sul quale i Nostri sono abili a inserire fraseggi melodici di matrice Dissection/Necrophobic, con la scuola svedese che si prende il proscenio anche quando il lavoro di chitarra si avvicina a coordinate maggiormente blackened death.
Nelle parti rallentate emerge invece la familiarità della band non solo col dark sound tipicamente italiano (fra le band da cui provengono gli elementi della line-up figurano anche gli Abysmal Grief), ma anche tutto l’amore che la stessa nutre per le aperture di voci pulite rese celebri da colossi dell’avant-garde black metal norvegese quali Borknagar, Vintersorg e Arcturus.
Le impattanti “The Beacon” e “Black Evil Cormorant” presentano interessanti soluzioni vicine all’epic black metal dei primi Enslaved e Windir, unite a momenti più moderni non lontani dall’Abbath solista o dagli Immortal del periodo “Damned In Black/All Shall Fall”, ma sono i brani più lunghi e strutturati quelli in cui la personalità dei Winternius spicca in modo più evidente, aiutati da una produzione un po’ chiusa e brumosa, la quale dona al tutto un tocco rètro, lontano da certo plasticume odierno.
Fra gli episodi migliori è impossibile non citare “Dark Mirage”, con i suoi momenti black/doom non lontani dai primissimi Carphatian Forest (quelli dei demo, per intenderci) ma anche dal doom tout-court, o l’oscura e asfissinate “The Abyss”, mentre “Gods Of Hunger” e “Global Alien War” sorprendono con soluzioni vicine all’istrionismo dell’Abbath solista di “I” e ai Thorns, per quanto riguarda la prima, e atmosfere ‘cosmiche’ non lontane dai Covenant di “Nexus Polaris” (ma decisamente meno ‘fumettose’) per quanto riguarda la seconda.
Insomma, in questo “Underwater Darkness”, di carne al fuoco, ce n’è davvero tanta e tutta bella succosa, grazie all’esperienza maturata dalla band che gli permette di mantenere ‘il boccone’ sempre bello godereccio e mai stoppaccioso.
Certo, le influenze sonore ci sono e sono evidenti, e non potrebbe essere altrimenti, visto il raggio d’azione stilistico in questione, ma i Winternius sono stati comunque molto bravi a metterci del loro, sfornando un lavoro senza punti deboli di sorta. Promossi senza indugi.
