8.0
- Band: WITCH RIPPER
- Durata: 00:44:06
- Disponibile dal: 03/04/2026
- Etichetta:
- Magnetic Eye Records
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Gli americani Witch Ripper, poco conosciuti a questa latitudine ma con un buon bagaglio di sonorità stoner/sludge, tirano fuori dal cilindro il loro terzo disco e, già dal primo ascolto, si può dire senza dubbio che hanno deciso di lasciare il segno.
Nato nel 2012 tra Seattle e Washington, il gruppo è formato da Chad Fox e Curtis Parker alle chitarre e voci, Brian Kim al basso e voce e Joe Eck alla batteria. Dopo essersi presentati con un EP omonimo, hanno debuttato con un disco completo nel 2018 (“Homestead”), mentre del 2023 è “The Flight After The Fall”, più articolato. In questo secondo album, la tematica affrontata dal gruppo era quella della ricerca della pace interiore da parte del protagonista della storia, che si spingeva fino a volare verso un buco nero e, dopo esserci finito dentro, si ritrovava ancora insoddisfatto.
Partendo da quel finale sospeso, i quattro Witch Ripper hanno costruito il seguito del viaggio di ricerca e l’hanno intitolato “Through The Hourglass”.
In sole sette tracce, di cui la prima è una rapidissima introduzione strumentale onirica, mentre le altre sono lunghe composizioni tutte oltre i cinque/sei minuti, il gruppo riesce a condensare un’opera strutturata, con vari livelli di potenza e vari substrati di inferenze musicali. Esempi lampanti ne sono, per esempio, “Symmetry Of The Hourglass”, con le sue melodie d’ispirazione High On Fire del periodo Relapse Records, o le sfuriate dietro alle pelli di Joe Eck, così come “Echoes And Dust”, di base stoner ma con momenti di apertura che ricordano gli Arcturus.
Le prime sensazioni che ci trasmettono brani come “The Clock Queen” e la conclusiva “The Spiral Eye”, con matrice doom, dove le atmosfere delle distorsioni e dei suoni partono dal gusto per l’avant-garde fino ad arrivare ai complessi intrecci tipici del progressive spaziale, ci fanno tornare alla memoria ascolti come i Mastodon di “Crack The Skye” e i Baroness più recenti di “Gold&Grey”.
La bravura dei due chitarristi sta nel creare dialoghi fatti di riff e rincorse di assoli decisamente corposi e accattivanti, il cui apice viene toccato nella parte strumentale di “Proxima Centauri”, una canzone decisamente pompata dal crescendo di batteria e dal coro salmodiante il titolo, rendendo epica una traccia che porta con sé le sonorità dei ruggenti anni del rock.
Oltre a questi bei pezzi, altra menzione d’onore va al primo singolo uscito, “The Portal”, giocato sulla voce ruvida e quella pulita, un continuo incedere valorizzato da una sezione ritmica cadenzata e martellante, che racconta l’arrivo del protagonista della storia iniziata nel disco precedente e che si ritrova al di là del buco nero, in un mondo senza tempo e con presenze oscure.
Questo “Through The Hourglass” è un album maturo, godibile perché è pieno di sorprese, visti i continui rimandi a generi; questa commistione rende infatti l’ascolto pieno di curiosità per le scelte intraprese, e sono molti i momenti in cui viene da alzare il volume, sia in quelli più granitici (si ascolti la conclusione di “Echoes And Dust”) sia in quelli più melodici, come negli assoli presenti nel singolo “The Portal” e nella coinvolgente parte del ritornello di “Proxima Centauri”.
