6.5
- Band: WITCHCRAFT
- Durata: 00:40:18
- Disponibile dal: 23/05/2025
- Etichetta:
- Heavy Psych Sounds
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L’ultima fatica in studio degli svedesi Witchcraft, a dispetto del titolo (“Black Metal”), aveva consegnato al pubblico quello che, di fatto, può considerarsi un disco solista di Magnus Pelander. Un lavoro intimista ed acustico, che si discostava completamente dal doom rock sabbathiano che li ha resi celebri.
Il nuovo “Idag”, accompagnato da una bellissima copertina, si pone un po’ a metà strada, con un netto recupero delle sonorità proto-metal del passato, senza però abbandonare la vena bucolica e cantautorale di “Black Metal”, in canzoni come “Om Du Vill” o “Christmas”. Decisamente più elettriche, invece, canzoni come la title-track, “Drömmar Av Is” o “Spirit”, con quest’ultima, in particolare, a candidarsi per il ruolo di episodio migliore del disco, grazie ad un sound plumbeo e malinconico che riesce perfettamente a sintetizzare l’attuale stile dei Witchcraft.
Se questo ritorno al passato potrebbe verosimilmente far felici i fan storici della band, un po’ a malincuore siamo costretti a sottolineare come questo percorso non sia stato esente da problemi. Le composizioni più heavy, infatti, ci sembra che siano ben lontane dall’ispirazione degli esordi, lasciandoci la sensazione che Pelander abbia sì deciso di tornare al passato, ma senza riuscire a recuperare la stessa urgenza ed energia degli album precedenti. Se le atmosfere brumose della band restano affascinanti, complice la vocalità morbida di Magnus, lo stesso non si può dire per i momenti più diretti, che risultano spesso privi di mordente, come se la band stesse cercando di attenersi ad un copione che nella realtà dei fatti non gli appartiene più. Una cosa anche comprensibile, considerando una carriera ormai venticinquennale, che però non riesce a toglierci la sensazione di avere a che fare con un lavoro ancora interlocutorio. Certamente non insufficiente, ma neppure così entusiasmante come avremmo voluto.
Complice l’uscita del deludente ritorno discografico dei Kadavar (già recensito qui), è interessante vedere come le formazioni nate come omaggio al sound del passato stiano cercando nuove forme di espressione che possano essere altrettanto efficaci: alcuni, come ad esempio i Blues Pills, ci sono riusciti senza apparente sforzo, firmando lavori sempre entusiasmanti. Altri, come i già citati Kadavar o gli stessi Witchcraft, sembrano essere decisamente più in difficoltà.
