6.5
- Band: WITCHSORROW
- Durata: 00:55:52
- Disponibile dal: 28/05/2012
- Etichetta:
- Rise Above Records
- Distributore: Audioglobe
I doomster britannici Witchsorrow sono una band che ad una proposta musicale sincera abbina un certo senso della misura nelle dichiarazioni, cosa che ce li rende subito simpatici. Infatti i Nostri non si lasciano andare ad entusiasmi esagerati, ma spiegano che la loro musica non ha ambizioni particolari e si limita a voler lasciare una personale pennellata sul grande affresco che va sotto il nome di doom metal. In effetti il trio inglese ci propone un album molto concreto e decisamente classico nel proprio incedere, che al proprio interno cita Reverend Bizarre e Cathedral (non è un caso il contratto con la Rise Above). Attivi dal 2005, questo “God Curse Us” segue di due anni l’omonimo esordio, che aveva un po’ diviso l’audience tra coloro che lo acclamavano come esempio di ortodossia doom ed altri che invece lo trovavano troppo noioso. Probabilmente anche questo secondo full length subirà lo stesso destino, nonostante i brani qui contenuti siano di livello leggermente superiore rispetto a quelli contenuti sul debut, in virtù di un songwriting più maturo che riesce a gestire meglio i lunghi e ridondanti vagiti chitarristici che caratterizzano tutto il lavoro. E’ soprattutto lo spettro dei Reverend Bizarre ad aleggiare minaccioso e plumbeo sopra tutto e tutti; i finlandesi – con il loro doom monotono ma efficacissimo – hanno creato una scuola di pensiero alla quale in molti si abbeverano, anche se quasi tutti ne escono con le ossa rotte. In effetti, tra tutti questi epigoni i Witchsorrow sono tra quelli che se la cavano meno peggio, grazie proprio alla loro abilità compositiva ed all’inserimento di partiture decisamente più pesanti e dirette, figlie di un amore per i Cathedral piuttosto evidente. Come da copione, le tracce sono tutte piuttosto lunghe e poco elaborate e vivono su di una tensione lirica quasi palpabile. I momenti migliori arrivano all’altezza di “Masters Of Nothing”, dove la band è brava a rallentare delle ritmiche già di per sé non particolarmente telluriche, e da “Megiddo”, molto esoterica e con il basso di Emily Witch in grandissima evidenza. Unico episodio leggermente fuori contesto è “Breaking The Lore”, che recupera istanze molto vicine alla NWOBHM. La voce di Necroskull è stentorea e declamatoria quando serve, ma è in grado di imbastardirsi a dovere nei momenti più heavy. In definitiva, “God Curse Us” è un discreto platter di classic doom, ma senza quel guizzo che lo avrebbe reso realmente vincente. Comunque consigliato.
