6.5
- Band: WITCHUNTERS
- Durata: 02:17:40
- Disponibile dal: 07/10/2025
- Etichetta:
- Underground Symphony
Iniziativa particolare, quella che la Underground Symphony fa con questi Witchunters, heavy metal band del modenese che l’anno scorso si è presentata sul mercato con l’album “Time Is Running”, ma che in realtà risulta essere in giro fin dal finire degli anni ’90.
Ed è proprio da una registrazione del 1997 che viene fuori questo “Different Universe”; un album considerabile come di inediti – in quanto appunto canzoni mai rilasciate – ma che ci viene presentato con la line-up di allora e non con quella attuale; e con ancora la registrazione originale, solo arricchita dal remastering di Claudio Mulas – già al lavoro sul disco precedente. Ciò che ci viene proposto quindi è il disco originale del ’97, con però una bella copertina riconcettualizzata e un suono finale un po’ più moderno.
Tutto ciò ci viene presentato in un ricco digipack, contenente anche un secondo CD dal titolo “More Than A Demos Anthology”, una compilation di demo di canzoni già edite, rare e ri-registrazioni di vecchi brani. Un piatto davvero ricco quindi, lo ripetiamo, ma che richiede un po’ di approfondimento da parte nostra per spiegarvelo.
Partendo dall’album di inediti, possiamo delineare il genere di appartenenza all’interno dei confini dell’heavy più classico. I Maiden sono una chiara influenza, ma c’è anche una certa impronta speed che si avverte su alcune canzoni quali “My Shadow” (che sa un po’ di “The Four Horseman” dei Metallica) o su “Call Me Again”, che conclude l’album ruzzando mica poco.
Anche una certa matrice hard rock è sicuramente presente nei solchi di questo lavoro, e qui risulta certamente da citare “The Way Of My Dream”, curioso ibrido di metal ballad, hard rock da classifica e synth anni ’80 che fanno molto Europe.
La registrazione, dicevamo, risale alla fine del secolo scorso, però non presenta molte tracce di polvere: sì, il risultato è (volutamente) rètro, però il prodotto è comunque accostabile come impatto e resa sonora ai lavori prodotti oggi.
Ciò però che più di ogni cosa – almeno secondo chi scrive – caratterizza l’album è la sua varietà: i pezzi tra loro si somigliano poco e, anche se ci sono fili conduttori comuni (ad esempio “Welcome to Darkness Town”, “One of These Mornings” e “…Can’t Stop the Rain” sono collegate tra loro dal testo di tipo fantascientifico), l’effetto monotonia è del tutto evitato.
In questo caso, però, il camaleontismo si rivela un’arma a doppio taglio: l’unico aspetto che abbiamo trovato stridente su questo lavoro è proprio l’eccessiva eterogeneità, che fa sì che un brano come “The Way Of My Dream” risulti quasi fuori contesto, mentre i passaggi più duri finiscono per risultare quasi forzati e non figli di una genuina irruenza che invece caratterizza la band proprio.
“More Than A Demos Anthology” scansa invece questo problema; sebbene nel concetto di compilation ci sia marchiata a fuoco l’idea di materiale che proviene da sessioni compositive o addirittura epoche diverse, trovano qui spazio più che altro gli elementi più veementi della musica dei Nostri: i dodici brani picchiano tutti – a parte per la heavy ballad “Light Of Things” – e la grezzezza della registrazione e del mix (molti di questi pezzi, ricordiamo, sono demo di trent’anni fa) fanno il resto, consegnandoci un ritratto più crudo e però veritiero della band stessa.
Tirando le somme, possiamo bollare questo capitolo della sezione Heavy Metal Heroes della Underground Symphony come un lavoro comunque apprezzabile nonostante tutto: le ore di musica proposte dai Witchunters sono ben più di due, artwork e package sono all’altezza, e la musica prodotta è in grado di colpire qualche vecchio (o meno vecchio) cuore defender. Potete dargli una possibilità, se appassionati del genere.
