WITH THE DEAD – Love From With The Dead

Pubblicato il 21/10/2017 da
voto
7.5
  • Band: WITH THE DEAD
  • Durata: 01:05:51
  • Disponibile dal: 22/09/2017
  • Etichetta: Rise Above Records
  • Distributore: Audioglobe

Tanto amore dai With The Dead. Un tir di affetto. Lee Dorrian va oltre quanto espresso nell’esordio omonimo, che aveva rassicurato chi ancora si stava disperando per lo split dei Cathedral. Un discorso di immane pesantezza, un’ode mortuaria così cupa e aggrovigliata su se stessa da impossessarsi di registri estremi che il singer inglese e le sue band non frequentavano da tempo immemore. Nel secondo album l’esacerbazione dell’animo di Dorrian e di chi lo accompagna in quest’avventura – ora sono in quattro, accanto a Bagshaw alla chitarra ci sono l’ex Cathedral Leo Smee al basso e l’ex Bolt Thrower Alex Thomas alla batteria – ci porta in ancor più desolate terre, dove regna solo la morte, i suoi miasmi così intensi da non lasciare alcun refolo di aria pulita da respirare. Dimenticate il minimo dinamismo, talune digressioni massicce che in “With The Dead” scompigliavano il campo da gioco e creavano tremendi climax addensanti. “Love From With The Dead” si pone come colonna sonora di un’agonia infinita, un macerarsi lento e doloroso che non ha consolazione né attimi di sollievo. Potevano anche non esserci divisori fra le singole tracce, sono superflui. Le cadenze così catatoniche, uniformi, che ci trasportano all’epoca di “Forest Of Equilibrium”, se non fosse che in questo caso il tonnellaggio è ben superiore. La grumosità delle chitarre non lascia scampo, il ricorso alle basse frequenze ha un che di sadico; l’effervescenza del fuzz sfrega sui padiglioni auricolari, sfrigola a volumi dissennati, schiacciando in una morsa implacabile. I quattro hanno sfrondato quel poco di varietà che poteva esserci nel disco eponimo, si sono concentrati sulla negatività e le modalità per inocularla al meglio, in profondità, nell’uditorio. Ci sono riusciti. “Embrace the shadow of endless night” urla Dorrian in apertura di “Isolation”, e non ci potrebbe essere messaggio migliore per introdurre a un’ora abbondante di stenti e privazioni che mai, ma proprio mai, si apre a soluzioni di ampio respiro, oppure offre briosi cambi di tempo e un lavoro di chitarra meno oppressivo. La batteria batte, ribatte, abbatte le fondamenta del doom, induce al collasso vibrando colpi durissimi, mentre la chitarra alterna torpori, miserie, implosioni nel feedback. Dorrian canta drogato di malessere, ha abbandonato il divertimento rock’n’roll dei Cathedral, si è consegnato completamente alla sua metà oscura e, ascoltando quest’album e il precedente, diremmo che si trova benissimo in questa condizione. La straziante, infinita, ultima traccia “CV 1” si autoscarnifica in rantoli funeral doom, che nel finale s’impaludano in sentori cimiteriali omaggianti il gotico italiano, filmico e sonoro, recitando la chiosa perfetta per tale lungo malato cantico. “Love From With The Dead”, così scarno e invischiato nella malignità, pecca lievemente di prolissità, attestandosi su un piano di leggera inferiorità rispetto al debut. Ma non stiamo parlando di differenze abnormi, sostanzialmente i With The Dead hanno confermato di essere tra le migliori incarnazioni del verbo doom, nella sua forma più pura, accidentata e pericolosa.

TRACKLIST

  1. Isolation
  2. Egyptian Tomb
  3. Reincarnation of Yesterday
  4. Cocaine Phantoms
  5. Watching the Ward Go By
  6. Anemia
  7. CV1
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