7.5
- Band: WITHOUT WAVES
- Durata: 00:55:20
- Disponibile dal: 18/03/2022
- Etichetta:
- Prosthetic Records
Tra le scoperte (o i ritorni) dell’ultimo periodo non si può non citare il nuovo dei Without Waves che tornano, dopo “Lunar”, a far parlare di sé e della loro progressiva baldanza. In toni che – lo diciamo subito – toccano le corde di moltissimi fan del nuovo corso del prog contemporaneo: dai Pineapple Thief ai Soen, da David Towsend ai Between The Buried And Me.
Apre le danze una opener coi controfiocchi che è “Good Grief”, con le sue partiture sghembe e le sue storture espressioniste e progressive che entusiasmano fin dal primo ascolto. La parte più progressiva è spesso lasciata all’appannaggio delle tendenze più djent, mentre ci si dilegua su momenti più alt-rock quasi di scuola Mars Volta, o meglio ancora Between The Buried And Me. Le cose, però, funzionano bene e, se il discorso si assesta sempre verso l’aspettare la sferzata letale, è anche vero che i saliscendi contenuti nel corso di “Comedian” sono tutti piacevolmente affabili. Senza dimenticare, naturalmente, che a un disco prog si chiede – a torto o a ragione – che la band sappia far vedere di saper suonare: qui, infatti, questo è un aspetto decisamente riuscito. Con “Animal Kingdom” appare anche il metalcore di scuola Hatebreed, quasi Slipknot, che arrivano a Powerman 5000 di scuola Nineties. Con “Algorithm” la band di Chicago ci fa capire che il progressive metal, oggi, ha ancora qualche carta da giocare. Nella sua miscela di ritmi storti, infatti, si cela una pacca sonora non indifferente e il post-hardcore (The Chariot, come dimenticarsene) d’appeal è sempre lì a incombere sul povero fenicottero della copertina.
E’ proprio infatti il momento delle parti più pulite che abbassa il timbro di “Comedian”, come avviene mediamente in tutta la seconda parte del disco. Se già dal finale di “Set & Setting”, infatti, sembra che la verve funambolica dei Witout Waves si attenui, è con le seguenti “Sleep Deep” e “Day 15” che i toni si affievoliscono, non sempre risultando così funzionanti come le parti più ardite precedenti. “Do What Scares You” è invece una perfetta summa di tutti questi fattori, con un’inventiva degna di nota, risultando infatti una delle migliori canzoni del disco.
Per “Comedian” tutte le canzoni possono essere definite come elementi a sé stanti e faranno sicuramente presa per la loro singolarità. Prese nella loro struttura magna, forse, soffrono un po’ di mancanza di uniformità, e dunque disegno strutturale completo. Il tono del disco non è mai del tutto chiaro: e anche dal video non si capisce se la chiave di volta per ‘leggere’ bene tra le righe sia effettivamente la goliardia tecnica; crediamo che persino il Comico dei Watchmen, sarebbe deliziato da questa forma spavalda e mai del tutto uniforme. Se siete amanti di un suono progressivo, a prima vista molto offensivo, dove ci sono un sacco di ritmi esplosivi e un torrente di stili vocali, il tutto mescolato con una raffica di riff massicci e urlanti e trovate interessanti, “Comedian” fa proprio al caso vostro.
