7.5
- Band: WIZO
- Durata: 00:36:26
- Disponibile dal: 19/06/1995
- Etichetta:
- Fat Wreck
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Se chiedete ad un amico tedesco il nome di una band punk rock locale è molto probabile che vi risponda citando i Die Toten Hosen (praticamente i Bad Religion crucchi) oppure i Die Artze; se particolarmente giovane, potrebbe anche nominare Donots, Betontod o i Serum 114, ma in ogni caso difficilmente risponderà i Wizo. Eppure la band di Sindelfingen (sobborgo di Stoccarda) è nata negli a metà degli anni ’80, a poca distanza dai due nomi citati in apertura, anche se l’esordio discografico bisogna attendere il 1991 con “Für’n Arsch”, cui segue l’anno dopo “Bleib Tapfer” che grazie al testo di “Kein Gerede” frutterà loro un’accusa d’incitamento alla violenza e la conseguente messa al bando da parte del BPjM (di fatto l’equivalente federale del bollino ‘Parental Advisory’, che nella pratica si traduce in un V.M. 18). Il momento della svolta arriva però nel 1994, con l’uscita di “Uuaaarrgh”: dopo aver venduto centomila copie in patria, una versione ‘light’ del disco viene distribuita l’anno dopo dalla Fat Wreck facendo girare il nome dei Wizo anche fuori dalla Germania. Non pensate però che il successo abbia sminuito la carica sovversiva del trio: al netto del maiale crocifisso nel libretto (altra immagine che frutterà polemiche), i tredici pezzi della versione ‘export’ girano veloci come una girandola impazzita, mischiando lingue e stili senza soluzione di continuità. Se “Tod Im Freibad” parte in quarta con una doppia cassa che non fa prigionieri e “Raum Der Zeit” sembra una versione un po’ più cazzara dei Propagandhi, pezzi come “Gemein”, “Hey Thomas” o “W8ing 4 U” rallentano invece il ritmo introducendo elementi più pop e un po’ di sano folk da Oktober Fest. C’è spazio anche per temi più seri come l’hardcore tirato di “Kopfschuss” (ispirata ad un ‘suicidio’ ad opera della polizia, qui accostata alla Gestapo) o l’anticlericale “Das Goldene Stück”, la cui atmosfera allegra maschera testi al vetriolo nei confronti della Chiesa cattolica (con annessa traduzione in inglese per i non praticanti la lingua germanica). L’agrodolce “Hund”, con tanto di cori in spagnolo e chitarre mariachi, chiude in bellezza un dischetto più serio di quanto non si possa pensare ad un primo ascolto.
