7.0
- Band: WOLFSKULL
- Durata: 00:40:41
- Disponibile dal: 25/07/2025
- Etichetta:
- Metalapolis Records
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Puntano in alto i tedeschi Wolfskull, ma lo fanno in maniera totalmente opposta alla maggior parte dei gruppi metal: invece di proporre qualcosa di tecnicamente complesso, intricato e impegnativo all’ascolto, ricercano invece una musica semplice, orecchiabile e adatta a più di un palato; si potrebbe azzardare a definirla ambiziosa negli obiettivi commerciali più che negli intenti artistici.
Ma si sa che un pezzo breve, dalla struttura semplice ma di grande presa, è più difficile da scrivere di una lunga suite dai mille riff e cambi di tempo, e quindi la via scelta dai musicisti di Essen è ben più impervia di quanto si possa immaginare di primo acchito. Una sorta di via di mezzo tra le star danesi Volbeat e i goticoni americani Unto Others; andando indietro nel tempo è poi possibile riconoscere reminescenze di molti altri gruppi del panorama gothic rock mondiale, dai The Cult a Danzig – questa in sostanza la cifra stilistica di “Midnite Masters”, a cui però manca un po’ della perizia tecnica dei Volbeat, della freschezza degli Unto Others, della personalità dei The Cult o dell’anima passionale blues rock dell’ex Misfits.
La voce di Pete 9 è di chiara derivazione post-punk (perfino un po’ forzata in alcuni casi nel voler citare gli esponenti storici del genere), le chitarre del fondatore Feratu e del nuovo innesto Mike Nero sono spesso di una semplicità disarmante, la sezione ritmica, composta da Drop D al basso e Styx alla batteria, è sempre al completo servizio delle canzoni; l’insieme è comunque ben amalgamato, assolutamente coerente e senza particolari sbavature.
Si parte bene con la title-track “Midnite Masters” che mescola con successo tiro, melanconia e immediatezza e si prosegue con un altro paio di pezzi sullo stesso tenore, prima di imbattersi nell’immancabile lento, “Destyna”, comunque discreto, e in un vero e proprio tormentone, “Jaguerette”, martellante e lezioso ma che senz’altro raggiunge il suo scopo. Curiosamente, troviamo poi a metà disco un breve strumentale tra Pink Floyd e Ennio Morricone, ben riuscito ma leggermente fuori contesto.
Nella seconda parte l’ispirazione sembra invece calare, e anche stilisticamente l’album si riavvicina al debutto di due anni e mezzo fa intitolato “Ave Goddess”; debutto buono ma meno ficcante e incisivo: fa un po’ strano questo lieve stacco fra le due sezioni, quasi che i tedeschi avessero deciso di cambiare le coordinate stilistiche in corso d’opera.
I Wolfskull sembrano infatti con la prima parte di questo nuovo “Midnite Masters” voler andare più dritti al sodo, togliendo tutti i fronzoli, sfoltendo le strutture, cercando l’orecchiabilità a ogni costo, passando quindi da un metal venato di rock a un gothic rock irrobustito dal metal, simile peraltro anche al primo disco “Nordic Gothic” del supergruppo finnico-svedese Cemetery Skyline, uscito appena l’anno scorso: certo i Wolfskull non hanno la stessa classe da musicisti navigati, ma nemmeno sfigurano nel confronto.
Le canzoni tendono un po’ a scivolare via e dopo qualche ascolto l’attenzione va scemando, ma le doti di songwriting ‘da classifica’ ci sono, l’album diverte ed è giusto premiare il gruppo di Essen per il coraggio di averci provato, a prescindere dal successo commerciale che ancora non è arrivato e che non si sa se mai arriverà in futuro.
Di certo non unici, ma comunque riconoscibili e memorizzabili nel vasto panorama musicale odierno, e scusate se è poco.
