8.0
- Band: WOLVERINE
- Durata: 00:51:24
- Disponibile dal: 06/02/2026
- Etichetta:
- Music Theories Recordings
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I progressive metaller svedesi Wolverine sembrano aver deciso che cinque anni siano la cadenza perfetta per proporre nuova musica ai loro fan: fin dai tempi del loro terzo album, il cupo “Still”, pubblicato nel lontano 2006, i Nostri si sono, infatti, sempre rifatti vivi puntualmente ad ogni scoccare di lustro.
Non fa eccezione questo nuovo “Anomalies”, sesto full-length della loro carriera, in rampa di lancio su etichetta Music Theories Recordings ad un quinquennio esatto dalla pubblicazione in formato fisico dello splendido EP “A Darkened Sun”, uscito nel 2021 (sebbene il materiale fosse già stato utilizzato nel 2020 come colonna sonora dell’ omonimo e altrettanto riuscito corto cinematografico, che consigliamo vivamente di reperire in rete).
Un’altra cosa che la band sembra fermamente intenzionata a riproporre con immutata regolarità è la qualità intrinseca della propria proposta, caratteristica che la contraddistingue fin dal debutto sulla lunga distanza “A Window Purpose” del 2001 e che l’ha accompagnata senza cedimenti di sorta attraverso i numerosi sviluppi stilistici che ne hanno contrassegnato la carriera artistica.
Chi ha già familiarità col progetto sa benissimo che i Wolverine non sono mai stati una band adusa ad adagiarsi sugli allori; ogni loro lavoro li ha visti impegnati nell’esplorazione sempre più profonda del proprio universo sonoro e umorale, pur senza rinunciare mai al proprio trademark distintivo, fatto di progressive metal raffinato, cupo, introspettivo e decisamente ‘nordico’ (nel senso bergmaniano del termine). Volendo dare qualche coordinata stilistica agli ascoltatori che non avessero mai incrociato la strada di questi schivi progster scandinavi, potremmo descrivere la loro musica come un ipotetico incrocio fra i Pain Of Salvation più oscuri e i Katatonia più lattiginosi e profondi, senza dimenticare i Porcupine Tree più malinconici e i Fates Warning più umbratili, ma la verità è che i Wolverine sono sempre riusciti a dare al proprio percorso artistico degli incontrovertibili caratteri di unicità, pur partendo da connotati sonori assolutamente riconoscibili.
Non fa eccezione questo nuovo “Anomalies”, capace fin dalle prime note dell’opener “A Sudden Demise” di smarcarsi dal passato recente della band e, al contempo, di far sentire ‘a casa’ i fan di lunga data grazie alla peculiare atmosfera ‘Wolverine’ che subito avvolge le sinapsi dell’ascoltatore.
Il riff di chitarra, pesante e spigoloso ai limiti del djent, accompagnato da synth dai quali ogni speranza è bandita, richiama alla mente i primi lavori della band, ma ci pensa la caratterizzante voce di Stefan Zell, accompagnato da liquide chitarre clean, a riportare il tutto su territori più sfumati e riflessivi, in un brano che fa della strutturazione ricercata e dei repentini saliscendi emotivi i suoi tratti distintivi.
Rispetto ad “A Darkened Sun”, le atmosfere sembrano essersi fatte più variegate e meno plumbee, così come la pasta sonora, la quale, pur riccamente stratificata come da tradizione, risulta più agile e meno opprimente, screziata da momenti che rimandano tanto al calore del prog anni Settanta (come accade nelle splendida “My Solitary Foe”) quanto alle algide tensioni della new wave anni ’80 più ricercata (come si può ascoltare nelle altrettanto riuscite “Circuits” e “Nightfall”, brani in cui i Nostri dimostrano tutta la loro abilità nel risultare convincenti e profondi anche in composizioni dalla ‘forma canzone’ più immediata, lineare e ‘leggera’).
L’art rock elettronico fa capolino nelle rarefatte e intense “This World And All Its Dazzling Lights” e “Automaton” (dove a farla da padrone sono le raffinate architetture intessute dal tastierista Per Enriksson), senza mancare di far sentire la sua impronta anche nella variegata e, a tratti, decisamente pesante “A Perfect Alignment”.
La scattante e composita “Losing Game” (graziata da un lavoro spettacolare di Jonas Jonsson alla chitarra, così come dall’impeccabile prova della sezione ritmica composta dal bassista Thomas Jansson e dal batterista Marcus Losbjer) riporta tutto su territori più classicamente prog metal, mentre all’intimista e toccante “Scarlet Tide” spetta il compito di chiudere, in un crescendo di spleen dolorosamente tangibile, il sipario su di un album tanto coraggioso quanto riuscito, che nella sua ricerca atmosferica spesso rarefatta e portata alle estreme conseguenze ricorda un po’ l’osato e controverso secondo full-length della band, quel “Cold Light Of Monday” che tanto aveva diviso le schiere dei fan ai tempi della sua pubblicazione (il tutto rivisto, però, con piglio decisamente più dinamico e meno claustrofobico).
In questo nuovo lavoro i Wolverine non raggiungono, forse, gli apici del capolavoro “Machina Viva”, ma ci vanno dannatamente vicini, proprio grazie a quello che, per alcuni, potrebbe risultare l’ostacolo più grande da superare nella fruizione di questa opera d’arte: il suo approccio a tratti minimalista e sfumato che, se da un lato renderà necessario indulgere in numerosi ascolti per riuscire a coglierne la più intima essenza, dall’altro saprà rivelarsi come un autentico scrigno di emozioni vivide e purissime.
Come da tradizione per questi cinque progster svedesi, “Anomalies” si rivela essere, infatti, un autentico viaggio sensoriale, ancor prima che una mera raccolta di canzoni; un album che ribadisce e sottolinea l’unicità della proposta dei Wolverine, confermandoli ai vertici della scena prog più umorale e intimista con un’ineluttabilità disarmante.
