WOLVERINE – Cold Light Of Monday

Pubblicato il 02/12/2003 da
voto
7.5
  • Band: WOLVERINE
  • Durata:
  • Disponibile dal: /11/2003
  • Etichetta:
  • Distributore: Self

Esplorando zone d’ombra della loro musica, i Wolverine ci regalano un viaggio etereo e intenso attraverso la perdita dell’innocenza e la redenzione dell’esperienza. Muovendo da sentimenti drammaticamente reali, la band li veste di una musica che non può lasciare indifferenti. “Cold Light Of Monday” è il risultato di una ricerca profonda tesa al miglioramento, alla maturità. Ma facciamo un passo indietro: i Wolverine sono al loro debutto su Elitist (stessa label degli Ephel Duath) e sembrano determinati a non passare inosservati. A partire dall’artwork molto significativo, tutto è votato a raggiungere una perfetta combinazione tra la musica e il concept su cui l’album è incentrato. Quella del concept (di storia e non solo tematico) è una strada accidentata oggigiorno, poiché espone al rischio di venire accomunati a band musicalmente mediocri che ne fanno uso esclusivamente per aggiungere appeal alla loro proposta, risultando noiose o addirittura ridicole. Come avrete compreso, non è questo il caso dei Wolverine. Penso che la scelta della vicenda di Sarah, giovane donna vittima di violenza domestica, sia stata meditata nella misura in cui avrebbe dato ai Nostri la possibilità di cimentarsi con un’ampia gamma di emozioni, di ascese e declini, di disperazione e salvezza. Una bella sfida, dunque, sposarle con la loro matrice di prog-metal ragionato ed elegante. Partiamo dalle foto del booklet, ognuna esprime uno stato d’animo in sinergia con un brano. Sarah è colta in diversi momenti, diafana e con lo sguardo perso per il dolore. La contornano una luce gelida, non importa se naturale o artificiale, e toni di verde putrescente, a simbolo del microcosmo in cui ogni giorno parti di lei muoiono. Noi la osserviamo, già intuendo forse che la salvezza non è mai definitiva. “Cold Light Of Monday” ha dalla sua in primis una produzione felice, che esalta finezze, cambi e arrangiamenti con la giusta pulizia e la giusta freddezza quando occorre. Un altro punto a favore (almeno per chi scrive) è il fatto che il prog dei Wolverine non scada continuamente nel virtuosismo fine a se stesso, ma si compendi ininterrottamente con i temi e i modi della storia, senza mai venir meno ad una logica riconoscibile e dunque meglio apprezzabile. L’album è compatto, senza cedimenti qualitativi di gran rilievo e noi ci lasciamo trasportare dalla parabola esistenziale racchiusa nelle undici canzoni. E’ indubbio che ogni membro dei Wolverine sappia fare bene il suo dovere, contribuendo a creare attimi di grande emozione. La loro biografia cita come influenze riconosciute i Pain Of Salvation, i Queensryche, i Green Carnation, sicuramente per la perizia tecnica di questi gruppi, per le loro costruzioni ricercate e la loro capacità di riportare alla luce interi universi di sensazioni, realtà nascoste di abbandono, silenzio, disgregazione. La storia di “Cold Light Of Monday” inizia con la voce vacua e l’organo di “Dawn”, immagine di Sarah al culmine del suo dolore fisico e morale. Con lei ne ripercorriamo tutte le tappe antecedenti fino alla canzone gemella “Dusk”, che, riportandoci al presente, prepara la strada alla presa di coscienza e alla liberazione amara di “Tied With Sin” e di “The Final Redemption”. La voce del singer Stefan Zell sa farsi gelida ed automatica, sommessamente partecipe fino ad esplosioni di grande effetto (“Sarah”, “New Best Friend”), vibrante e sempre ben calibrata, anche se personalmente la trovo poco preparata a toni più cupi che nel contesto del concept non avrebbero guastato. Una nota di merito perché non abusa fuori contesto dei toni alti, evitando il terribile effetto sirena. L’uso degli strumenti è vario ed efficace (“Red Canvas”, delirio settantiano sull’ultimo episodio di violenza), con organo e keys ad interpretare paura e aperture di speranza, una sezione ritmica fresca e dinamica, chitarre a tratti potenti, poi consolatorie e ancora oscure, tremanti o spoglie. Il risultato è un’opera affascinante, che oscilla tra stacchi di acre dolcezza e una scoraggiata distanza di sguardo, fino all’ossessiva e non salvifica ripetizione finale…”Losing you was to be my final redemption”… Di sicuro un album che merita di essere ascoltato per quello che la musica dei Wolverine è in grado di trasmettere. Gli auguriamo di continuare così bene la loro ricerca di una personalità inconfondibile, in un genere in cui non è mai semplice inventare qualcosa.

TRACKLIST

  1. Dawn
  2. Sarah
  3. New Best Friend
  4. Tightrope
  5. Carousel
  6. Trust
  7. Pantomine
  8. Red Canvas
  9. Dusk
  10. Tied With Sin
  11. The Final Redemption
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