WOLVERINE – Machina Viva

Pubblicato il 22/07/2016 da
voto
7.0
  • Band: WOLVERINE
  • Durata: 01:09:58
  • Disponibile dal: 08/07/2016
  • Etichetta: Sensory Records
  • Distributore: Audioglobe

Sono più o meno dieci anni che seguiamo con interesse la carriera degli svedesi Wolverine, formazione nata inizialmente in ambito death metal e presto convertita ad un genere musicale più etereo ed intimo di scuola progressive. Niente a che vedere con il prog metal vorticoso e tecnico, comunque: la declinazione scelta dai Wolverine è quella più emozionale, vicina alle scelte musicali di band come Anathema, Riverside, Marillion e Pink Floyd, senza dimenticare i Fates Warning e Pain Of Salvation. Con “Machina Viva” il gruppo raggiunge il traguardo del quinto album in studio e chi vi scrive aspetta da tempo di vedere questa formazione spiccare il volo, perché già ai tempi di “Still” (2006) era evidente come ci fossero tutti i presupposti per una carriera di tutto rispetto, che però non riusciva a decollare, rimanendo sempre sospesa tra picchi di qualità eccelsa e momenti di stanchezza compositiva. Il successivo “Communication Lost” non aveva ribaltato il nostro giudizio e quindi con molta curiosità ci troviamo ora a parlare di “Machina Viva”, il primo album dopo l’arrivo in formazione del chitarrista Jonas Jonsson, che ha sostituito il talentuoso Mikael Zall. Lo stile dei Wolverine prosegue sulla strada intrapresa con i due dischi precedenti e continua a portare avanti l’elegante progressive metal già conosciuto, creando un album decisamente variegato, eppure, ancora una volta, l’obiettivo viene raggiunto solo parzialmente. Si parte con la lunga ed articolata “The Bedlam Overture”, una suite di quattordici minuti che mette sul tavolo il curriculum degli svedesi, tra momenti ariosi che si alternano a passaggi più cupi e malinconici, guidati dal pregevole lavoro di chitarra di Jonsson. La qualità della scrittura è sicuramente buona, anche se manca un po’ di tensione emotiva, complice anche la prova vocale di Stefan Zell, che si conferma un cantante assolutamente preparato, ma anche un po’ anonimo, soprattutto da un punto di vista timbrico. A partire dal secondo brano, invece, la band decide si spaziare, andando a costruire un lavoro dalle molteplici sfaccettature: se “Machina” convince con la sua delicata ed efficace elettronica, lo stesso non si può dire di “Pile Of Ash”, un minimale brano per chitarra e voce che scorre senza coinvolgere troppo. Allo stesso modo, anche brani come “Pledge” e “Our Last Goodbye” risultano un po’ sottotono, penalizzati forse da una durata media che sfiora gli otto minuti; eppure, come già successo negli album passati, la band è anche capace di picchi di assoluto valore, che in questo caso si trovano proprio in chiusura dell’album. “When The Night Comes” inizia già ad alzare il livello con eleganza e qualche pennellata acustica, ma il vero colpo di classe arriva con “Nemesis”, lunga composizione di più di nove minuti, dove finalmente la band tira fuori tutta quella carica emotiva che talvolta pare sopita e sfodera un pezzo da novanta, scuro, drammatico, e incoronato sul finale da un eccelso ricamo di chitarre. Chiusura ineccepibile dell’album, infine, viene affidata a “Sheds”, delicato e struggente brano guidato interamente dall’organo, le tastiere e il pianoforte. Insomma, ancora una volta, l’ascolto di un album dei Wolverine lascia un gusto dolceamaro: da una parte l’innegabile soddisfazione nell’ascolto di un lavoro assolutamente di buon livello, dall’altra la sensazione persistente di essere incappati nell’ennesima occasione perduta, acuita dal fatto che il tempo è tiranno e non si può restare una giovane promessa per sempre.

TRACKLIST

  1. The Bedlam Overture
  2. Machina
  3. Pile Of Ash
  4. Our Last Goodbye
  5. Pledge
  6. When The Night Comes
  7. Nemesis
  8. Sheds
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