WOLVERINE – Still

Pubblicato il 22/06/2006 da
voto
7.0
  • Band: WOLVERINE
  • Durata: 00:52:13
  • Disponibile dal: 26/06/2006
  • Etichetta: Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

Non è stato semplice recensire questo nuovo lavoro degli svedesi Wolverine, band che senza dubbio non ama rinchiudersi nei confini di un genere, portando avanti con coraggio la propria maturazione artistica. I Wolverine, per chi non li conoscesse, fanno parte di quella schiera di artisti che, partendo da un background ai confini con il metal estremo, si sono evoluti raggiungendo i territori cari al progressive metal di Fates Warning e Pain Of Salvation con “The Window Purpose”, per poi arrivare ad orizzonti più eterei e intimisti con il successivo “Cold Light Of Monday”. La nuova fatica, “Still”, prosegue la ricerca sonora della band e, come spesso accade al fatidico terzo disco, tira un po’ le somme di quanto fatto nei precedenti album. Da questo punto di vista l’obiettivo viene raggiunto: “Still” recupera parte dell’energia del debut album, senza però dimenticare quanto costruito con “Cold Light Of Monday”, rileggendo il tutto in un’ottica nuova ed equilibrata. Diamo un’occhiata da vicino ai brani di “Still”: il disco parte un po’ in sordina, bisogna dirlo, con “A House Of Plague”, un brano discretamente sostenuto che mostra la struttura base del progressive elegante dei Wolverine, senza però riuscire a brillare di luce propria. Fortunatamente la qualità si solleva parecchio già dal brano successivo, “Bleeding”, in cui i musicisti intessono trame ricercate, raffinate e mai eccessivamente cervellotiche, mentre la voce di Stefan Zell, calda ed emozionale, trasmette emozioni vere e sentite. Il disco scorre con grande facilità e certamente non mancano delle vette di grande intensità, come la bellissima “Taste Of Sand”, una malinconica composizione sulla scia dei Riverside e degli Opeth più melodici, oppure la stupenda “Nothing More”, un brano minimale, avvolgente, che sembra uscito dalla penna degli ultimi Anathema, con in più un assolo di rara bellezza a completare il tutto. Eppure qualcosa si inceppa di tanto in tanto: intendiamoci, si parla sempre di un lavoro di ottima fattura, ma resta comunque un certo senso di incompiutezza, a causa di qualche brano che non riesce sempre a stare al passo con gli episodi migliori, rendendo il tutto un po’ altalenante. Ecco dunque la difficoltà nel giudicare questo lavoro: la sua qualità, indubbiamente elevata, fa sì che il suo acquisto sia consigliato a tutti gli amanti della buona musica, soprattutto per chi predilige sonorità riflessive e personali; tuttavia anche dopo numerosi ascolti, ci si chiede se, forse, con qualche riempitivo in meno, a quest’ora non staremmo parlando di un capolavoro.

TRACKLIST

  1. A House of plague
  2. bleeding
  3. taste of sand
  4. and she slowly dies
  5. sleepy town
  6. liar on the mount
  7. this cold heart of mine
  8. nothing more
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