WORLD TRADE – Unify

Pubblicato il 10/08/2017 da
voto
6.5
  • Band: WORLD TRADE
  • Durata: 00:51:11
  • Disponibile dal: 04/08/2017
  • Etichetta:
  • Frontiers
  • Distributore: Audioglobe

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Chi avrebbe mai detto che, dopo ventidue anni, avremmo rivisto un album dei World Trade? La band progressive-AOR di Billy Sherwood taceva infatti dal lontano ’95 quando uscì con “Euphoria”, disco che ricalcava palesemente le sonorità degli Yes anni Novanta e non mancava di farsi influenzare da altre band del genere, come i Toto, fortissimi all’epoca. In un periodo in cui i colossi del progressive continuano a sfornare dischi che forse passano un po’ in sordina (prendiamo solo i lavori di Nad Sylvan e quelli di Steve Hackett) in favore di un genere più moderno e influenzato anche da sonorità pesanti, Sherwood, chiamato nell’ingrato compito di sostituire Chris Squire negli Yes e poi John Wetton negli Asia, ha comunque avuto tempo di dedicarsi al suo “Citizen”, album solista di un paio d’anni fa, dimostrando che, nonostante tutto, la sua vena creativa non è ancora del tutto esaurita, seppur le composizioni siano banalotte e salvate nella maggior parte dei casi da partecipazioni come quelle di Rick Wakeman, Steve Hackett, Steve Morse, Alan Parson e altri. Perché tutta questa introduzione? Perché è d’obbligo citare il contesto in cui “Unify”, titolo di questo disco, viene alla luce. Bruce Gowdy e Guy Allison tornano a chitarra e tastiera, mentre alla batteria c’è nientemeno che Mark T. Williams (figlio del ben più noto Jon Williams) che già si era dedicato alla sezione ritmica nel primissimo album del 1989. Persino la copertina richiama, appunto, quel disco, sancendo una specie di ponte tra presente e passato. Bene, venendo alla musica in sé quello che vi possiamo dire è che se vi piacciono le atmosfere degli Yes anni Novanta, questo disco è ciò che fa per voi: synth e voci effettate la fanno da padrone in cinquanta minuti di AOR/prog senza tempi dispari, ma con una grande varietà tecnica che ricorda appunto grandi capisaldi del genere. Certo: se non siete amanti di questo tipo di musica alla lunga vi stuferete, vista l’atmosfera super rilassata che attraversa i pezzi. Prendiamo solo “Pandora’s Box”, che strizza palesemente l’occhio ai vecchi Alan Parsons Project, mettendo sempre in primo piano basso e voce di Sherwood in una sorta di effetto ‘eco’ che finisce per influenzare anche la chitarra di Gowdy, intento più a creare atmosfere che a lasciarsi andare in virtuosismi. La parola che infatti useremmo di più per parlare di questo lavoro è proprio ‘atmosfera’: quella sensazione di periodo ponte tra gli anni ’80 e ’90 che va dritta al punto con canzoni semplici, che possono essere anche lasciate tranquillamente come sottofondo mentre si sta facendo qualcosa. I pezzi comunque di buon livello ci sono, specialmente quelli più ‘drammatici’ come “Gone All The Way” o quelli più rilassati come “Life Force”. Insomma: se “Unify” voleva essere semplicemente una prova di riavvicinamento a un determinato tipo di sound, possiamo considerarlo come un disco riuscito, ma dall’altra parte si soffre come sempre di un ristagno di idee che rischia di far felici solo gli accaniti ascoltatori del genere, allontanando chi è più avvezzo ad altre sonorità. Senza contare che, sullo stesso genere, la quantità di uscite di buon livello si spreca. Per cui si tratta di un disco ideale per i nostalgici, ma che non ha assolutamente nulla di nuovo da dire.

TRACKLIST

  1. The New Norm
  2. Where We're Going
  3. Pandora's Box
  4. On Target On Time
  5. Gone All The Way
  6. Unify
  7. For The Fallen
  8. Life Force
  9. Same Old Song
  10. Again
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