7.0
- Band: WORMED
- Durata: 00:33:13
- Disponibile dal: 26/03/2013
- Etichetta:
- Willowtip Records
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Dopo dieci anni dal debutto, tornano i madrileni Wormed con il loro death metal tecnologico, disturbato e disturbante in relazione alle strutture delle canzoni. “Exodromos” è un album che gode dell’abilità esecutiva dei musicisti coinvolti, la quale – combinata ad un aspetto lirico “scientifico” e a suoni sintetici – conferisce all’album un carattere vagamente distaccato che, in generale, lascia un poco da parte “cattiveria & spavento” in favore di un orrore più concettuale: la sensazione è quella di venire risucchiati da un turbine di schiacciante violenza psicologica, prima che fisica. L’aspetto più convincente di quest’album è la quantità di soluzioni che vengono adottate al livello di songwriting: probabilmente non poteva essere altrimenti, considerando la caratura tecnica del gruppo, tuttavia non si può mai dare per scontato che larghi quantitativi di opzioni possano funzionare, almeno singolarmente parlando. Invece, come potrete constatare, pur muovendosi su un diffuso sostrato di velocità e complessità gli Wormed non disdegnano il groove (ascoltate “Stellar Darkflow Quadrivium”, forse il pezzo migliore), né glaciali derive melodiche semindustriali che emergono elegantemente in “Tautochrone”, “Spacetime Ekleipsis Vorticity” fino a sublimare in “Xenoverse Discharger”. Volendo proprio trovare il pelo nell’uovo, potremmo dire che “Exodromos” soffre un pochino di staticità, originata dal diverbio che talvolta si accende tra complessità e complicazione: per esempio non sempre le soluzioni collimano convergendo al meglio così che delle volte, eccedendo in ritrovati eccessivamente arzigogolati, le strutture delle canzoni risulano un poco frammentate e si perde fluidità; altro esempio potrebbe essere la scelta delle vocals, precisamente un gorgoglio continuo e monotonale al posto del quale avremmo visto meglio qualcosa di metricamente più ricercato. Comunque sia, specie chi ha a cuore certe sonorità, potrà indulgere facilmente e godersi appieno quello che, a tutti gli effetti, è un album più che discreto.
