9.0
- Band: WORMED
- Durata: 00:34:44
- Disponibile dal: 18/03/2016
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
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In un mondo musicale inflazionato all’inverosimile, dove tramite home recording, autoproduzioni e tour low-cost, tutti (o quasi) hanno la possibilità di imporsi all’attenzione dei metal kids sparsi in giro per il mondo, sembra impossibile riuscire a trovare una vera e propria ‘new sensation’ seguita e rispettata più o meno all’unanimità dall’intero circuito estremo. Escluse le grandi glorie degli anni Ottanta e Novanta infatti, quasi nessuno è riuscito a diffondere il proprio nome in maniera sensazionale e capillare non per merito dei bombardamenti mediatici delle label, quanto soprattutto per la qualità indiscutibile delle proprie pubblicazioni. Quasi dicevamo, visto che fortunatamente esistono alcune eccezioni, corrispondenti nel campo del death metal senza dubbio agli spagnoli Wormed. Dopo un esordio bombastico con “Planispaerium” nel 2003, i Nostri sembravano essersi smarriti lungo la via dell’anonimato, prima di tornare ben dieci anni dopo con “Exodromos” un platter sconvolgente in termini di ferocia, tecnica e brutalità, una vera e propria pietra miliare del death metal 2.0, capace di riportare il nome dei Wormed sulla bocca di tutti gli addetti al settore e non solo. La paura di dover attendere un altro decennio per venire nuovamente annichiliti dalla loro musica serpeggiava minacciosa un po’ nel cuore di tutti, ma ecco che invece, ‘solo’ tre anni dopo “Exodromos”, Season Of Mist annuncia l’uscita di “Krighsu”, primo lavoro pubblicato sotto l’egida dell’etichetta francese. Come detto, l’album precedente aveva fissato un nuovo standard qualitativo nel mondo del death metal, grazie ad un miracoloso collage di tutti quegli elementi che rappresentano il genere oggi in tutte le sue sfaccettature: sarebbe stato facile quindi bissare la ricetta, e vincere nuovamente a mani basse, ma lungi da questo banale ragionamento, i cinque di Madrid hanno considerato quell’album come il punto di partenza, e non quindi di arrivo, al momento della stesura del nuovo materiale. “Krighsu” quindi realizza al suo interno un duplice processo: da un lato, esaspera all’inverosimile gli aspetti vincenti del recente passato, rendendo le parti veloci ancora più inumane, i fulminei fill ipertecnici qualcosa di instabile e terremotante, gli arpeggi atmosferici ancora più solenni ed inquieti. Dall’altro lato, compiendo una evoluzione davvero miracolosa in questo senso, sembra che si sia riusciti a rendere tutto questo più nitido e coeso, un fluido e brutale divenire intervallato solamente dai letali silenzi tra un riff ed un altro che sovente si affacciano durante l’ascolto, capaci per qualche millesimo di secondo di far assimilare ancora meglio l’assurda sequenza di note che viene propinata nell’album. Impossibile inoltre non citare l’assoluta dimestichezza con cui un’attitudine rigorosamente old-school viene miscelata a suoni moderni ed una produzione persino avanti con i tempi, in una teoricamente impossibile unione tra passato, presente e futuro che, diciamolo chiaramente, riesce così sorprendentemente bene solo e soltanto ai Wormed stessi. Per i fanatici delle singole canzoni, “Agliptian Codex Cyborgization”, “Computronium Pulsar Nanarchy” e “Zeroth-Energy Graviton” basteranno a causare, per motivi diversi, infarti multipli e reiterati, mentre in generale ci sentiamo di consigliare, mai come in questo caso, un ascolto diretto e totale di tutta l’opera, in modo da ben percepire anche il leggero alleggerimento che la composizione assume verso il finale dell’album, affidato all’inquietante “Molecular Winds” ed i suoi raggelanti rumori conclusivi. L’universo sci-fi, evocato così frequentemente oggigiorno, non è mai stato così freddo, immondo e terrificante come quello di “Krighsu”, capolavoro totale e dimostrazione di genialità assoluta per Phlegeton ed i Wormed al completo.
