8.0
- Band: WORMED
- Durata: 00:40:56
- Disponibile dal: 05/07/2024
- Etichetta:
- Season Of Mist
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Delle infinite realtà artistiche dedicate a tematiche cosmiche ed aliene, nessuno mai ha certamente avvicinato l’estremismo e la brutalità futuristica espressa dai Wormed, in questo campo e non solo.
L’inumana compagine madrilena è riuscita infatti ha costituire un vero e proprio universo parallelo dove ambientare le proprie distopiche vicende spaziali e dove trova spazio anche il recentissimo “Omegon”, nuovo capitolo della loro inquietante saga sci-fi narrata a suon di technical death metal dalle velocità proibitive e dalla violenza inaudita.
Molti anni, in realtà, sono passati dall’uscita del capolavoro “Krighsu”, un lungo lasso di tempo in cui la formazione della band ha subito notevoli cambiamenti, arrivando oggi all’innesto di un nuovo, secondo chitarrista nella figura di D-Kazar, fratello del penultimo entrato alla batteria V-Kazar (già presente in realtà nel precedente EP). Proprio quest’ultimo, sembra aver afferrato con decisione il timone compositivo degli Wormed, avendo composto gran parte del materiale del nuovo album, sempre sotto la guida però della ‘vecchia guardia’ costituita da Phlegeton, Guillemoth e Migeloud, rispettivamente voce, basso e chitarra storici del gruppo.
Forse per questo non si notano a livello stilistico particolari scossoni rispetto al passato, se non un ulteriore processo di affinamento che porta a mischiare gli elementi della band con sempre maggiore fluidità e maestria.
“Automation Virtulague” del resto, rompe ogni indugio ed assesta colpi proibiti da subito, racchiudendo nei suoi quattro minuti un sunto essenziale di quello che ascolteremo nei prossimi quaranta; sono già presenti le scariche ritmiche dispari e sincopate che caratterizzeranno poi anche “Pareidolia Robotica” e “Protogod”, così come gli eterei passaggi meno aggressivi che ritorneranno in “Pleoverse Omninertia” prima, ed in tutta la seconda parte del disco poi, il tutto coeso e mischiato secondo arrangiamenti fulminanti e ripartenze sempre brucianti.
Ci pensa “Malignant Nexus” a spezzare momentaneamente il ritmo, introducendo quindi alle aperture celestiali di “Virtual Teratogenesis”, unico momento meno opprimente di tutto il platter, e alle evoluzioni atmosferiche sempre più profonde che da “Aetheric Transdimensionalization” e “Gravitational Servo Matrix” conducono gradualmente alle orrorifiche sembianze assunte dalla title-track, lunga suite finale dove il tenore sinistro e visionario della band prende il sopravvento.
Ecco quindi che – nonostante il grande equilibrio che consente ad ogni brano di possedere tutti gli elementi descritti – una graduale dematerializzazione si fa strada durante l’ascolto, lasciando la temibile fisicità delle prime canzoni in secondo piano ed aumentando il carico di impalpabile terrore nelle successive, secondo un suggestivo crescendo emozionale da veri compositori di primo livello.
Rispetto al suo passato, “Omegon” non stupisce per innovazione ed originalità, ma per la cura maniacale nella sua realizzazione, per un songwriting fantasioso e dinamico, per capacità tecniche mostruose messe al servizio di una concezione artistica enorme e spaventosa.
Il buco nero aperto dagli spagnoli ventisei anni fa continua e crescere a dismisura, inghiottendo con avidità qualunque forma vitale passi sotto il suo tiro, senza cedimenti o inutili compromessi.
