WOVENHAND – Refractory Obdurate

Pubblicato il 12/06/2014 da
voto
9.0
  • Band: WOVENHAND
  • Durata: 00:42:53
  • Disponibile dal: 28/04/2014
  • Etichetta:
  • Deathwish Inc.

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Quello che è forse il disco dell’anno in ambito indipendente-underground è qua, e non è un disco metal, ma poco importa, la sua estemporaneità, genialità e sanguigna onestà mettono d’accordo tutti, persino la Deathwish di Jake Bannon, label che ha voluto avere l’onore – avere qualsiasi cosa a che fare con un disco simile non può essere null’altro che un onore per chiunque – di pubblicare il lavoro. Inutile spendere grasse e sbrodolose parole per descrivere l’ovvio più ovvio che ci sia. “Refractory Obdurte” è un fottuto capolavoro. Nessuna canzone, neanche un minuto del disco, scende sotto una media qualitativa artistica incredibile. L’intero lavoro risplende di genio e talento, e c’è un songwriting qui dentro che non esiste da nessun’altra parte, una espressività capace di ridurre in lacrime chiunque. David Eugene Edwards in questo nuovo album della sua ultraterrena band ci offre una prestazione che ha dell’eroico, difficile anche immaginare che un trionfo simile sia frutto di una testa sola. E invece il talentuoso musicista stavolta si è messo giù a creare un qualcosa che arde di una luce accecante, in cui è avvenuto una sorta di allinemento di pianeti tra il sound, il songwriting, la performance, lo stile, le idee e la mentalità e che alla fine ha materializzato a tutti gli effetti il disco più importante e riuscito nella carriera dei Wovenhand. In questa opera si è semplicemente materializzata la perfezione o qualcosa che le è molto prossima. Allo stesso tempo, abbiamo di fronte anche il disco più diretto, semplice, conciso, e “heavy” mai creato dagli Wovenhand. Un album di rock and roll sanguigno, apocalittico e quasi demoniaco (nonstante la sua provenienza all’opposto come sempre molto spirituale e radicata almeno concettualmente nella fede del suo autore) in cui le chitarre elettriche vibrano vigorose e gli ampli ruiggiscono ingolfati di distorsione, canali di sbocco per dei riff enormi, saturi di bellezza e incredibilmente struggenti. E’ anche pregevole vedere come la band sia arrivata ad livello successivo di trionfante qualità nella composizone ed esecuzione della propria musica senza cambiare minimante nulla del proprio sound, della propra estetica e della propria visione musicale. Nonostante la distorsione della chitarre più alta del solito, come dicevamo, la loro integrità di derivazione folk rimane assolutamente preservata, così come il loro stile apocalittico e isterico, così come il loro pathos sanguigno nell’interpretare la musica roots americana in maniera sempre così originale e violenta, così come il loro estro inimitabile nel prendere il blues e il folk e catapultarlo in un futuro distopico e apocalittico dominato da pura furia divina. Questo non è un seplice disco rock, ma una tempesta di emozioni che materializza dinnanzi a noi sterminate praterie e lande desolate incenerite dagli angeli dell’apocalisse, e che sgorga da degli ampli arroventati dal calore del sangue del sacrificio umano. Immancabili altresì anche quegli inevitabili rimandi ai mostri sacri della musica roots americana forzati nel tunnel oscuro del post-punk e del gothic rock: Neil Young e i Fields of the Nephilim, i Damned e Townes Van Zandt, Hank Williams e i Killing Joke, King Dude e i Karate, Chelsea Wolfe e i Bauhaus… Muddy Waters e John Lee Hooker disintegrati negli Hawkwind, nei Misfits e nei Joy Division, il tutto sublimato in un turbine colossale e inarrestabile di psichedelia, dannazione, redenzione e pura furia divina. Ascoltando “Refractory Obdurte” non sentiamo solo un incredibile album rock and roll, ma sentiamo il tanfo insopportabile dell’apocalisse, dell’umanità tutta che si raccoglie in preghiera per implorare perdono con quel fatidico secondo di tirardo. Sentiamo il rumore degli oceani che si innalzano inondando tutto, del cielo che si apre e delle pioggie di meteoriti che cadono, e David Eugene Edwards il menestrello dell’apocalisse incaricato di donare una colonna sonora alla nostra fine, alla fine della nostra esistenza per pugno di una immensa furia divina. Capolavoro.

TRACKLIST

  1. Corsicana
  2. Masonic Youth
  3. The Refractory
  4. Good Shepherd
  5. Salome
  6. King David
  7. Field of Hedon
  8. Obdurate Obscura
  9. Hiss
  10. El-bow
7 commenti
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