WOWS – Aion

Pubblicato il 02/01/2016 da
voto
7.0
  • Band: WOWS
  • Durata: 00:58:53
  • Disponibile dal: 26/11/2015
  • Etichetta: Argonauta Records
  • Distributore: Goodfellas

Un disco non facile questo “Aion” dei veronesi Wows, e non per quanto attiene eventuali pesantezze sonore o estremismi, anzi: il debut (licenziato sotto l’egida di Argonauta) si distingue da tutta una serie di uscite con tag ‘post’ o ‘doom’ per una sorta di cupa leggerezza e di aleatorietà che pervade l’intera composizione, permettendo di collocare la band – come giustamente suggerito – in un comparto che guarda più volentieri all’atmospheric doom, pur non mancando qualche venatura post metal e qualche (flebile) richiamo sludge. La (molto bella) copertina ad opera dell’artista Paolo Girardi – già ai pennelli per gente come Inquisition e Manilla Road –  anticipa un po’ il leit motiv dell’album, che fonda le proprie pulsioni attraverso un’impalpabilità sferica e circolare, in un vortice di suoni non facilmente catalogabili, necessitando di diversi ascolti per venire assimilato e compreso, pregno com’è di vibrazioni ad intervallare i brani veri e propri. Brani che di per sé viaggiano tra psichedelia e acidità (si pensi agli otto minuti di “Riwka”) e fugaci sferzate metalliche (“Chakpori” ma anche “Hades”), benché, come detto, ciò che va per la maggiore riguardi la tendenza ad allungare i suoni e le percezioni creando una specie di intoccabile sostanza che si sforma e si restringe a comando, a volte girando su se stessa a volte schiacciandosi in un dritto ponte di note. Su tutte è la glaciale “Abraxas” ad offrire un compendio delle capacità oniriche dell’ensemble, votate a rincorrere in loro stesse le varie sfaccettature che ricadono sull’intero lavoro. Un afflato drone abbraccia le composizioni, che alternativamente si svelano fugaci ed immateriali od aprono a distorsioni che crescono inattese e che presto diventano un tappeto opprimente e desolante. “Aion”, insomma, necessita di essere compreso concedendo alle sensazioni registrate di venir recepite a dovere, in quanto di primo acchito l’amalgama dei suoni può apparire confusionario se non addirittura poco ispirato, e sarebbe un vero peccato bollare un lavoro tutt’altro che evasivo e trascurabile con tale superficialità. Un album piuttosto scuro, molto più evocativo che duro ma paradossalmente affatto leggero, e che di sicuro dal vivo potrà caricare ulteriormente le proprie velleità e regalare qualche bel momento. Da tenere sotto stretta osservazione.

TRACKLIST

  1. Alexithymia
  2. Chakpori
  3. Nemesi
  4. Alaska
  5. Path of Decay
  6. Riwka
  7. Hades
  8. Abraxas
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