8.0
- Band: WUTHERING HEIGHTS
- Durata: 01:00:12
- Disponibile dal: /11/2006
- Etichetta:
- Locomotive Music
- Distributore: Frontiers
Non è più mistero, ormai, tra gli appassionati, che il monicker Wuthering Heights sia diventato sinonimo di qualità: giunti al quarto album, è sin dal debutto di “Within”, risalente al 1999, che la band danese ci regala dell’ottima musica, quale non è sempre facile reperire oggigiorno all’interno della scena heavy metal. Se poi contiamo che dallo scorso “Far From The Madding Crowd” la band si avvale dell’apporto, dietro il microfono, del figliol prodigo di R.J. Dio, Nils Patrik Johansson (forse più noto a chi legge per il suo strabordante operato negli Astral Doors), i giochi sembrano davvero fatti. Ed in effetti “The Shadow Cabinet” è davvero un album con fiocchi e controfiocchi, di quelli che fanno quasi gridare al miracolo, di quelli da sentire tutti d’un fiato, che anche dopo svariati ascolti riescono a rimanere ben saldi nella propria playlist personale senza il rischio di incappare in qualche sbadiglio. A quest’ultimo aspetto contribuisce anche la varietà della musica proposta: se fino a qualche anno fa, infatti, il gruppo subiva il confronto coi gruppi power più importanti della scena europea (Blind Guardian in particolare), ora il sound del gruppo si è abbastanza affinato da rendersi sufficientemente personale, e il potpourri che propone rende difficile l’identificazione con questo piuttosto che con quell’altro gruppo. Power ed heavy metal, ma anche tanto folk, chitarre acustiche ed una spolverata di progressive: tutto questo e molto di più risulta essere “The Shadow Cabinet”, album che non manca mai di stupire, proponendo sfaccettature diverse in ogni canzone. Se dopo la bellissima ed imperiosa opener “Demon Desire” ci si aspetta infatti che l’influenza di Nils abbia portato la band, per valorizzare la sua voce, a registrare un album sulla scorta di sonorità care agli Astral Doors, si viene subito smentiti dalla successiva e cadenzata “Beautifool”, e ancor più da una track come “The Raven”, che va a recuperare parzialmente sonorità care a gruppi di stampo viking, per poi esplodere senza preavviso in un’apprezzabilissima cavalcata power metal à la Gamma Ray. Ma per capire al meglio la proposta di “The Shadow Cabinet” bisogna sicuramente tendere l’orecchio a “Faith”, prima parte della suite “Apathy Divine” e molto probabilmente apice compositivo del full-length, pezzo dall’intensissima emotività, che racchiude praticamente tutte le peculiarità tipiche del Wuthering Heights sound del 2006: parti veloci tipiche del power metal tedesco, stacchi folk di matrice acustica, passaggi più cadenzati, strutture complesse che però fanno da contraltare ad un ritornello ruffianissimo ma davvero stupendo, che entra nella testa dell’ascoltatore per non uscirne più. Nuovo cambio di timbro con “Envy”, che si fa artefice di sonorità più oscure (per quanto questo termine possa essere adatto alla musica dei Wuthering Heights) e ‘cattive’, presentandoci accelerazioni al limite del thrash metal; un coro di stampo gregoriano ci introduce invece nella successiva “Sleep”, pezzo che ci mostra il lato più rilassato del gruppo, che chiude alla grande il proprio lavoro con “Carpe Noctem – Seize The Night”, ottimo pezzo sempre in bilico tra parti acustiche, parti elettriche cadenzate dal gusto vagamente malinconico, ottimi cori ed un chorus arioso davvero degno di nota. Applausi dunque ai Wuthering Heights, che con “The Shadow Cabinet” hanno realizzato l’ormai definitivo ed indiscusso salto di qualità che li avvicinerà di un altro passo all’Olimpo dei grandi nomi: non ci resta che aspettare, ed intanto goderci le suadenti note della bonus track dedicata al mercato europeo che risponde al nome di “Midnight Song”, sperando che la vena compositiva di questi ragazzi danesi sia dura a scemare…
