7.0
- Band: XENOS A.D.
- Durata: 00:42:18
- Disponibile dal: 23/05/2025
- Etichetta:
- My Kingdom Music
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Anno nuovo, vita nuova. Dobbiamo tornare al febbraio di due anni fa per spiegare meglio un cambiamento che, di fatto, mostra i suoi risultati solo ora. Era l’inizio 2023, infatti, quando i thrasher siciliani Xenos aggiungevano un A.D. finale al proprio moniker, rimettendosi a registrare nuova musica con l’intento di dare seguito al precedente “The Dawn Of Ares” rilasciato due anni prima.
Ignazio Nicastro in cabina di regia (voce e basso), Giuseppe Taormina ad imbastire i riff, Danilo Ficicchia alla batteria: la classica formula del power trio con il preciso intento di dar voce ai padri-padroni del thrash metal, abbracciando in toto i nomi storici del genere, calcando la mano sulla Bay Area da una parte e la terra ferrosa della Ruhr dall’altra.
Questo l’obiettivo principe degli Xenos A.D.: impresso nel primo “Filthgrinder”, sviluppato in “The Dawn Of Ares”, certificato oggi dal qui presente “Reqviem For The Oppressor”, dopo la firma con la My Kingdom Music avvenuta lo scorso novembre. Terzo album, definito solitamente come il crocevia nella carriera di un gruppo, che ci presenta in effetti una nuova veste della band di Agrigento; non dal punto di vista della proposta stilistica (thrash era e thrash rimane), quanto sulla consapevolezza dei mezzi a disposizione, aggiungendo nuovi elementi al proprio raggio d’azione, rimpolpando il grado di cattiveria sonora, premiata (doveroso sottolinearlo) da una produzione che premia il lavoro dei tre musicisti.
“Reqviem For The Oppressor”, come recita lo stesso titolo ed una cover che rimanda vagamente al celebre “Deathrace King” dei The Crown, non lascia molti dubbi a quanto andremo ad ascoltare: il tema è la guerra con tutti i suoi orrori e, dopo l’intro melodico “1986”, la prima sferzata arriva diretta con “Dogma Of War”. Ben calibrato sui continui cambi di ritmo, il pezzo prende velocità in sede di refrain con uno slancio alla Tankard che, nel nostro caso, assume toni più severi e rigidi. Riferimenti al thrash teutonico rintracciabili anche nella successiva “Tears Of The Face Of God”, anticipando la violenta e ‘cerimoniosa’ “Crown Of Separation”.
Il nuovo degli Xenos A.D. mette quindi in evidenza una certa eterogeneità nella struttura dei vari brani, mettendo poi in risalto il lavoro alle sei corde dello stesso Taormina e del compagno Ficicchia dietro le pelli; in questo senso, “Children Of The Atomic Sun” e la title-track (strizzatina d’occhio ad “Hangar 18”) rendono bene l’idea, coprendo quella che, in definitiva, rimane ancora una delle note meno convincenti dell’intero lotto, e cioè la voce di Nicastro. Non sempre a suo agio nelle timbriche più grevi, il bassista siculo rende talvolta spigoloso l’andamento del brano, facendolo così perdere di aggressività e violenta armonia. Da rimarcare comunque il passo avanti degli Xenos A.D., bravi a prendersi il tempo opportuno per elaborare un lavoro di sicuro impatto qualitativo.
