YAKUZA – Beyul

Pubblicato il 24/10/2012 da
voto
6.5
  • Band: YAKUZA
  • Durata: 00:38:48
  • Disponibile dal: 22/10/2012
  • Etichetta:
  • Profound Lore

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Gli Yakuza sono una dignitosissima band di “metalcore evoluto” di Chicago, facente parte dell’altrettanto dignitosissima cerchia di band più o meno “post” che si stringe attorno al produttore Sanford Parker, ovvero Nachtmystium, Minsk, The Atlas Moth, Pelican eccetera. Con il nuovo “Beyul” arrivano addirittura al sesto full-length ma purtroppo, anche in questo capitolo della loro carriera, continuano un percorso artistico che appare confuso e dalle effimere capacità decisionali. E’ un peccato, perché tutti e quattro i membri della band mostrano delle capacità tecniche notevoli che permettono loro di spaziare agevolmente tra sonorità thrash metal, progressive, post-metal, doom/sludge e avantgarde-jazz senza grosse forzature. Il cantante Bruce Lamont, autentico cerimoniere della compagine di Chicago, mostra altresì di essere un frontman più insostituibile che altro, sempre pronto a mischiare le carte in tavola per la sua band affrontando con caparbietà e coraggio urla hardcore, ruggiti death metal e un cantato pulito e un po’ nasale e spigoloso quasi sempre efficace, che ricorda non poco un Mike Patton un po’ irrigidito, e che agevola la band nel presentarsi come un’entità a sé e sopra le righe. Lamont è soprattutto noto per essere un abilissimo sassofonista, e il suo sax – soprattutto baritono – è come il marchio di fabbrica degli Yakuza e lega indissolubilmente la band a quel mondo avantgarde-jazz che partendo dal verbo zorniano dei Naked City e dei Painkiller riconduce poi ai Kayo Dot, agli Zu eccetera, chiudendo il cerchio su un DNA musicale che si mostra altamente contaminato e ricercato. Il problema dei Nostri è proprio questo sfocato DNA ibrido che nell’arco di sei album non è mai riuscito a puntualizzare e definire una proposta sfilacciata e sempre carente di coesione. I tanti generi messi in campo dai Nostri, e il tentativo costante e insistente della band di voler coniugare a tutti i costi un approccio alla melodia dal gusto quasi alternative rock col mondo oscuro e contorto dei Neurosis, hanno sempre obbligato gli Yakuza a occupare l’intero lasso dei loro album a mettere ordine e a dare un senso ad un melting pot di generi e umori opposti, sacrificando in maniera innegabile un songrwriting sempre regresso e lasciato in disparte. Le tante sfuriate thrash che costellano il disco, come i rallentamenti sludge e le divagazioni fusion-jazz, sono talmente numerose, alternate, eterogenee e caotiche da gestire che alla fine agli Yakuza non rimane mai alcuno spazio per la stesura di veri riff e veri momenti di autentica e necessaria pesantezza che non richiedano da parte dell’ascoltatore un grande sforzo di concentrazione e che siano facilmente digeribili e assimilabili. La band ha sempre fatto una gran fatica a ricomporre il proprio puzzle musicale e anche in questo sesto capitolo di una carriera ormai più che decennale è ricaduta ancora una volta nei soliti banalissimi errori in cui incappava ai tempi di “Way Of The Dead”. Sono passati oltre dieci anni, tre etichette diverse (Century Media che se ne è sbarazzata dopo l’esordio, la Prosthetic, la cui pazienza è durata giusto il tempo di due album e ora la ottimista ma cauta Profound Lore) ma gli Yakuza insistono nel voler strafare in una proposta che sa sempre più di uno scapicollarsi confuso e maldestro sempre fatto di mille suoni diversi, e sempre meno di una proposta più saggia, semplice, compiuta e intelligente in grado di smuovere interesse e generare approvazione con molti meno sforzi.

TRACKLIST

  1. Oil And Water
  2. The Last Day
  3. Man Is Machine
  4. Fire Temple And Beyond
  5. Mouth Of The Lion
  6. Species
  7. Lotus Array
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