YEAR OF NO LIGHT – Nord

Pubblicato il 10/09/2006 da
voto
8.0
  • Band: YEAR OF NO LIGHT
  • Durata: 00:58:25
  • Disponibile dal: 06/09/2006
  • Etichetta:
  • Radar Swarm Recordings

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Il fermento che attraversa l’Europa nella scena hardcore ‘evoluta’, con diverse formazioni che negli ultimi anni hanno portato, sotto l’effetto di ripetuti ascolti di Neurosis e Isis in primis, a dare vita a sonorità sempre più complesse, cangianti e sofisticate, produce oggi un suo primo frutto di rilievo con l’esordio dei francesi Year Of No Light. In attività dal 2001, i ragazzi di Bordeaux hanno all’attivo prima d’ora un solo demo, sufficiente per portarli al contratto discografico con la piccola Radar Swarm, etichetta tra l’altro con sede nella loro stessa città.
Un esordio che, a conti fatti, non risente del nascere un po’ in periferia rispetto a dove questo tipo di scena si sta affermando, né si ode il sentore di un prodotto ancora acerbo o indeciso. Certamente, come nel caso dei già ben noti Cult Of Luna, si percepisce l’incrocio tra approcci fino a qualche anno fa antitetici, con la spontanea rabbia dell’hardcore a incunearsi nel mondo del post-rock e causare un proficuo meticciato, mettendo d’accordo e in cooperazione ciò che è altamente atmosferico ed emozionale, con un sentire più selvaggio, spontaneo, poco edulcorato.
“Nord” si disvela con una certa calma, avvolgendoci con la malinconica traccia strumentale in apertura, “Sélénite”, moderatamente ruvida, scabra, tra un umor nero quasi gotico e un’ariosità che sa tanto di post-rock.
Con “L’angoisse du veilleur de nuit d’autoroute les soirs d’alarme à accident” siamo già altrove, in un brusco contrasto che si rivelerà essere uno dei punti fondamentali per capire il disco e farsene conquistare. Qui a dominare è l’istintività del crust/hardcore, pennellata di pesantezza metallica, per tre minuti dal sapore di battaglia, tesissimi nelle armonie chitarristiche e terribili in una voce urlata che comunica benissimo rabbia e malessere, mentre la batteria scandisce tempi non così dritti come si aspetterebbe, un po’ assecondando il flusso chitarristico e vocale, un po’ muovendosi in altra direzione, dando un dinamismo particolare al pezzo.

“Traversée” si ricongiunge al sentimento triste ma con brio di “Sélénite”, salvo romperlo di netto quando la voce ricompare, ruvida e strozzata, eppure già orientata a un impatto meno univoco, andando di pari passo a un tumulto chitarristico dai toni soavi, pur nella sua rumorosità e impronta lo-fi.
Si avverte come gli Year Of No Light non vogliano puntare a un solo modo di proporsi ed esprimersi: ci sono la fragilità battagliera dello screamo, il greve incedere dello sludge, la spinta verso strutture in divenire tipiche del metal moderno più poliforme e inclassificabile, infine qualche scampolo di metal estremo.
Il percorso di questi ragazzi francesi suona accidentato, mai astruso ma non così semplice da essere pienamente compreso ai primi ascolti. Affiora ben presto una morbosa fascinosità, tipica di chi sa parlare con un linguaggio magari non sempre così immediato ma che si percepisce essere profondo, carico di significati. Ed è un’impressione che cresce, sondando per bene l’intera tracklist e imparando a capire cosa intenda dirci “Nord” nella sua interezza.
L’album emana un particolare sentimento luttuoso, dosando attentamente vuoti e pieni, ora insistendo con striscianti cadenzati, ora alzando i volumi e cercando una sua urgenza, uno scontro frontale che non si fa mai troppo prevedibile. Una musica che scorre limacciosa, quella degli Year Of No Light, poco inclini a farsi diretti e malleabili, piuttosto un po’ ritrosi nel disvelare tutto e subito di loro stessi.

Anche quando prendono piede progressioni più ariose e un filo accattivanti, come quella che va a chiudere “Les mains de l’empereur”, rimane un senso di mistero a permeare l’operato della band. È evidente come non venga cercato in questa sede uno sviluppo lineare e una lampante connessione tra le singole tracce, che si incastrano tra di loro come irregolari tessere di un puzzle. Avendo in comune in fondo solo un certo tono scuro e sospeso, una negatività mai troppo pressante, più astratta che fisica.
“Nord” riesce a mediare tra pura, energica spontaneità giovanile, e il volersi porre già adesso come una voce molto personale all’interno delle sonorità post-hardcore, inglobando un sentire metallico che dà corpo e slancio all’intero album. Emerge inoltre un’attenzione maniacale agli arrangiamenti e a tutto ciò che possa arricchire lo scheletro dei singoli brani, infondendo pathos e tensione, andando a creare spesso un effetto da colonna sonora, in modo particolare quando ci si fa cullare da momenti più rarefatti.
Gi Year Of No Light sono arrivati a questo primo disco preparatissimi e il frutto del lavoro è di quelli che si fa notare e, speriamo, ricordare negli anni a venire per quanto offerto.

 

TRACKLIST

  1. Sélénite
  2. L'angoisse du veilleur de nuit d'autoroute les soirs d'alarme à accident
  3. Traversée
  4. Librium
  5. Les mains de l'empereur
  6. Tu as fait de moi un homme meilleur
  7. Somnambule
  8. Prosodia
  9. Par économie pendant la crise on éteint la lumière au bout du tunnel
  10. La bouche de Vitus Bering
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