7.5
- Band: YELLOW EYES
- Durata: 00:32:45
- Disponibile dal: 27/10/2023
- Etichetta:
- Sibir Records
L’ennesimo tassello discografico degli Yellow Eyes, il primo dall’acclamato “Rare Field Ceiling” (2019), si configura in un lavoro sperimentale con cui il gruppo statunitense mette da parte una buona fetta delle sue tendenze metal/estreme per esplorare più a fondo che mai le proprie influenze di industrial, folk, musica classica, dark wave e ambient. Chi conosce la musica della band di New York saprà l’importanza di certi influssi (a cui talvolta si aggiungono dei field recording) sul black metal che da tempo i quattro propongono: in questo nuovo “Master’s Murmur” – prima parte di un concept che verrà completato con un altro LP in uscita nel 2024 – gli Yellow Eyes si trasformano quasi in un piccolo ensemble cameristico, adoperandosi nella creazione di arie sospese tra paesaggi sonori di taglio ambient e classicismo sognante, con un’atmosfera che in più di una circostanza rimanda fortemente a quelle dei Dead Can Dance.
Già dall’inaugurale ”Old Acclivity Dream”, si comprende il mood generale del disco: buie volute di suono che avvolgono efficacemente i sensi, screziate in un paio di episodi da staffilate di matrice metallica che ne smuovono il tessuto, come nell’esaltante finale di “Winter is Looking”, il pezzo più lungo e sfaccettato del lotto.
Restando in tema di realtà metal influenzate dal progetto fondato da Lisa Gerrard e Brendan Perry, certe soluzioni possono anche ricordare alcune opere dei greci Septicflesh e The Elysian Fields negli anni Novanta, quelle nelle quali questi gruppi puntavano a dare ampio sfogo alla loro inclinazione a incorporare elementi orchestrali e corali nelle canzoni. Anche qui lo stile musicale è spesso ricco di mistero e spiritualità, ma, a differenza di un “A Fallen Temple”, “Master’s Murmur” indugia assai meno su toni ampollosi, mantenendo invece un apprezzabile tocco discreto e meditativo, sia nel comparto strumentale che in quello vocale.
Conoscendo già la metodologia della band statunitense – compresi i notevoli risultati ottenuti con il progetto parallelo Sunrise Patriot Motion – non si resta insomma sorpresi nel ravvisare qualche elemento di strappo capace di far emergere inedite traiettorie sperimentali. Da sempre, gli Yellow Eyes sono una formazione che ama guardare avanti e che tende a disegnare evoluzioni spiraliformi, rielaborando al meglio spunti lontani dal metal per poi immetterli nella sua personale proposta. Le nebbie ancestrali di “Master’s Murmur” sono l’ennesimo esempio di questo efficace modus operandi.
