YOTH IRIA – As The Flame Withers

Pubblicato il 26/01/2021 da
voto
7.5
  • Band: YOTH IRIA
  • Durata: 00:46:59
  • Disponibile dal: 25/01/2021
  • Etichetta:
  • Pagan Records

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Dopo aver bruciato alta, la fiamma appassisce, riducendosi a pochi tizzoni. Eppure non si spegne, covando a lungo sotto le braci, in attesa di una folata d’aria in grado di accenderla nuovamente. Non sappiamo di preciso quale sia il vento soffiato attraverso Jim Mutilator e The Magus, ma deve essere stato in grado di riattizzare il fuoco d’ispirazione che covava in loro da venticinque, lunghi anni, portandoli nuovamente nella stessa, nerissima forgia per creare nuova musica.
I due musicisti greci sono stati infatti tra i principali creatori di quel particolare modo di concepire il black metal tipico della penisola ellenica, contribuendo a scriverne i capitoli fondanti (più o meno in prima persona) attraverso la musica di Necromantia, Thou Art Lord, Varathron… e soprattutto Rotting Christ, di cui hanno plasmato e definito suoni, tematiche e magia prima di lasciare l’esclusiva reggenza ai fratelli Tolis.
Dopo un primo EP di rodaggio ed uno split con i conterranei Kawir (entrambi usciti lo scorso anno), arriva per la loro nuova creatura, Yoth Iria, la prima prova sulla lunga distanza: “As The Flame Withers” esce sotto l’egida della polacca Pagan Records e – al contrario del titolo stesso – è una vera e propria, virulentissima, eruzione di energia. Dall’iniziale “The Great Hunter”, capace di colpire dritta in faccia con la propria carica muscolare e violenta (come un po’ tutto il suono del basso di Mutilator per l’intero lavoro) lasciando senza fiato, passando per l’incedere tiratissimo di “The Red Crown Turns Black”, che arriva in alcuni punti a lambire addirittura lidi maideniani, il disco snoda le proprie spire tra esegesi black metal in bilico tra atmosfere e marzialità e suggestioni più classiche (soprattutto negli assoli), ma abilmente svecchiate e lucidate. Invocazioni sulfuree (l’eponima “Yoth Iria”) e l’incedere bellicoso – tutto greco – della chitarra di George Emmanuel (qui accreditato come turnista, ma fino a poco tempo fa spalla chitarristica grintosa e ferina sempre nei Rotting Christ, ed in grado di restituircene in qualche modo il ricordo in un certo modo di suonare) sono sempre in dialogo con le suggestioni atmosferiche più sognanti e vecchia scuola delle tastiere di John Patsouris, mentre The Magus scartavetra l’udito con uno scream ruvido, velenoso e roco quanto basta. Lo spettro miasmatico della band originaria torna in più punti, ma non risulta mai ingombrante: “Unborn, Undead, Eternal” e “Tyrants” contengono più di un un ammiccamento a talune soluzioni sentite (e risentite) da “Aealo” in poi con qualcosa dell’era più melodica, ma i musicisti riescono in qualche modo a rendere il tutto con una freschezza e una certa maestosità di fondo. Pur non restituendo chissà quale capolavoro imperituro, l’amalgama è tale che, dopo la conclusiva “The Luciferian” sospesa tra atmosfere miltoniane e oscurità strisciante, rimane la voglia di ascoltare l’album nuovamente.
Il tempo ci dirà se gli Yoth Iria saranno falò effimero e fugace o fiamma robusta, rinvigorita e tenace; speriamo solo di non scoprirlo tra altri venticinque anni.

TRACKLIST

  1. The Great Hunter
  2. Yoth Iria
  3. Hermetic Code
  4. The Mantis
  5. The Red Crown Turns Black
  6. Unborn, Undead, Eternal
  7. Tyrants
  8. The Luciferian
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