7.0
- Band: YOTH IRIA
- Durata: 00:36:25
- Disponibile dal: 08/11/2024
- Etichetta:
- Edged Circle Productions
A tre anni di distanza dal debutto, tornano gli Yoth Iria di Jim Mutilator con una nuova scudisciata black metal di matrice ellenica: “Blazing Inferno” arriva rapidissimo – neanche quaranta minuti di musica – a rappresentare la bruciante passione del musicista greco per le sonorità più estreme, sì intrise di zolfo ma mai come questa volta trasudanti melodia da ogni poro.
Dall’iniziale title-track fino all’ultimo secondo di musica, passando per “Mornings of the One Thousand Golds “, gli accordi di chitarra e gli inserti più evocativi sono rappresentazioni di una costante ricerca di armonie e melodie, capaci ancora una volta di richiamare certa musicalità della madrepatria: a differenza però di un’altra recente uscita sempre dello stesso genere, “Lakonic” dei conterranei Thyrathen, in cui questo tipo di suono andava di pari passo con un concept più meditabondo e filosofico (ma non meno consistente in termini di asprezza), qui troviamo la componente luciferina e belligerante a farla da padrone.
Se questo però vi fa pensare all’operato dei Varathron, sempre per rimanere sulle stesse latitudini geografiche e musicali, il paragone vale forse in termini concettuali: a livello musicale, “Blazing Inferno” appare piuttosto come una declinazione differente del paradigma professato da “Theogonia” e soprattutto “Aealo” dei Rotting Christ; quei due dischi sono stati capaci di marchiare col fuoco – e in maniera brillante – tale sintesi, e questo secondo capitolo degli Yoth Iria ne prende i lemmi fondamentali, declindandoli attraverso la voce abrasiva di He e gli intrecci di chitarre di Nikolas Perlepe e Naberius; il primo minaccioso e bestiale il giusto, i secondi impegnati a tessere chilometri di melodie senza dimenticarsi mai di mostrare qui e lì un certo amore per le sonorità heavy metal più classiche (“Purgatory Revolution”, “Our Father Rode Again His Ride”), con la sezione ritmica sugli scudi (letteralmente) nel dare corpo e spessore ai differenti brani, tutti ovviamente votati alla fiamma più nera e all’epicità da ancestrali campi di battaglia.
Il risultato è un disco solido, piacevole da ascoltare e capace, crediamo, di sprigionare ancora più energia sulle assi di un palco, forse ancora di più del primo lavoro (merito forse dei cambiamenti di line-up?); il problema, da un certo punto di vista, è proprio il voler ricalcare pedissequamente i suddetti due dischi dei Rotting Chirst, con alcuni passaggi di “In The Tongue of Birds”, la già citata “Purgatory Revolution” e “We Call Upon The Elements” che davvero rappresentano un po’ più di un omaggio ai ben più famosi ‘cugini’.
Se questo farà la gioia di chi ha adorato quegli album (se siete tra questi, aggiungete mezzo punto al voto in calce), d’altro canto un po’ ci lascia meditabondi: Mutilator è stato tra i fondatori dei Rotting Christ, contribuendone a plasmare identità e suono in anni cruciali (e lo stesso discorso vale per la sua permanenza nei Varathron), quindi ci piacerebbe sentire di nuovo quella voce trovare una propria, vera personalità invece di ‘accontentarsi’ (per modo di dire) di scrivere buoni pezzi, sì violenti turpi e al tempo stesso freschi, ma troppo figli di quanto composto da altri.
Questo non ha certo impedito a “Blazing Inferno” di stazionare per un po’ nel nostro stereo, ma nutriamo la speranza di un lavoro altrettanto energico ma con una personalità più forte per il futuro.
