ZAO – Liberate Te Ex Inferis

Pubblicato il 01/11/2018 da
voto
9.0
  • Band: ZAO
  • Durata: 00:40:13
  • Disponibile dal: 10/08/1999
  • Etichetta: Solid State Records
  • Distributore:

L’uscita di “Where Blood and Fire Bring Rest”, punto di svolta della carriera degli Zao, avvenuta nella primavera del 1998, ebbe del clamoroso: un’opera inaspettata, in grado di sorprendere e stupire, di travolgere con un sound affilatissimo e passionale, che gettava il torbido hardcore-metal degli esordi del gruppo in un ampio pentolone ribollente di inventiva e nuove soluzioni tecniche, per un sabba dionisiaco di riff acuminati, breakdown ingegnosi, urla ossessive e canti elegiaci. Ovvio che la nuova prova in studio, intitolata “Liberate Te Ex Inferis”, fosse attesa con grande interesse e trepidazione nel circuito underground dell’epoca, dove il termine ‘metal-core’ era ancora una curiosità e i più attenti ricercatori di novità si stavano ancora riprendendo dai primi exploit di Converge o Disembodied. Il fulmineo ritorno sulle scene della band della Virginia, a poco più di un anno dalla pubblicazione di “Where…”, viene annunciato dal mesto arpeggio dell’incipit dell’intro, come a chiamare timidamente a raccolta i fan, e subito ci si ritrova nuovamente avvolti nell’amarissima musica di questi schivi ragazzi statunitensi. Lo stupore si ripete, e non era affatto scontato, considerati i cambi di line-up avvenuti poco prima della lavorazione dell’album e il rischio di ripetitività di una formula che aveva riscosso un certo successo pochi mesi prima. Invece gli Zao, raggiunti dal nuovo estroso chitarrista Scott Mellinger, non tradiscono la strada intrapresa con “Where…”, mettendo nuovamente in risalto una immutata indole sperimentale e il desiderio di crescere come musicisti ma anche e soprattutto come compositori. La ricetta proposta poco tempo prima non viene stravolta, ma semplicemente rafforzata con mano più audace. Groove tribali, graffianti riff a uncino, spiritualità decadente, brani che suonano come riti sacrificali o di purificazione diventano le caratteristiche fondamentali del gruppo a questo punto della carriera. Con questo lavoro i cinque approfondiscono e allargano il loro orizzonte. E’ come se nelle dieci tracce dell’album trovassero sintesi le declinazioni del post hardcore più denso e tormentato (“Through Silver In Blood” dei Neurosis è uscito da poco e sta palesemente iniziando a fare scuola), la forza del death metal – certi spunti chitarristici e vocali ricordano e ricorderanno sempre i Carcass – e la distorsione lisergica del noise rock, il tutto riletto con uno stile personale destinato a diventare inconfondibile. Una musica da vivere sia col corpo – impossibile resistere ai suoi travolgenti ritmi – che con la mente, per naufragare fra le sue numerose e incredibili tetre suggestioni. Brani come “The Ghost Psalm” e “Desire the End” possiedono tutti gli elementi per sconvolgere: la ripetitività opprimente, il groove maledetto che sposa il magnetismo ipnotico delle melodie, l’alternanza fra uno screaming spaventoso e un parlato spiazzante, la capacità di elevare ad un livello più cupo e drammatico il sound offerto sull’opera precedente. L’intera tracklist, in verità, rispetta tali istanze, perchè anche davanti ad episodi più compatti e aggressivi come “Savannah” e “Skin Like Winter” si ha l’impressione di assistere a qualcosa di grandioso ed estremamente tragico, ardente ed onesto, come i versi del frontman Daniel Weyandt.
Irrequieti, tormentati, passionali, pieni di fascino, gli Zao in questa occasione stupiscono per davvero, mettendo in atto combinazioni per l’epoca innovative, con stile ed equilibrio impeccabili. La perla underground che risponde al nome di “Liberate Te Ex Inferis”, ad oggi il capitolo discografico più lugubre della band, è la quintessenza di un periodo eccitante e irripetibile che merita più che mai di essere riscoperto.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Savannah
  3. Autopsy
  4. If These Scars Could Speak
  5. The Ghost Psalm
  6. Desire The End
  7. Dark Cold Sound
  8. Kathleen Barbra
  9. Man In Cage Jack Wilson
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