ZEAL & ARDOR – Devil Is Fine

Pubblicato il 21/02/2017 da
voto
7.5
  • Band: ZEAL & ARDOR
  • Durata: 00:25:03
  • Disponibile dal: 24/02/2017
  • Etichetta: Warner Bros
  • Distributore:

Più di un pregiudizio si era fatto strada nella mente di chi vi scrive appena ricevuto questo album, descritto nei termini di una riscrittura distopica delle origini del black metal; nel progetto del mastermind Manuel Gagneux, questo “Devil Is Fine” sarebbe il possibile prodotto degli schiavi afroamericani ribellatisi all’imposizione del cristianesimo. Se, quindi, in una lettura semplificata, quando questo strappo avvenne in Norvegia la sintesi creata fu la miscela esplosiva ben nota, agli Zeal & Ardor stava il compito di creare una sorta di sincretismo tra gospel e black metal. Ecco, se si supera la perplessità iniziale, o il sospetto di una mossa abilissima per accattivarsi un pubblico vasto e per principio attratto dalle commistioni più eclettiche (leggasi: hipster), va detto che l’ascolto è piacevole e l’album è decisamente ben fatto. L’opener e singolo di lancio “Devil Is Fine” dice già quasi tutto del contenuto musicale dell’album, ed è in grado di affascinare chiunque non desideri solo riff alla velocità della luce e cantato vomitato; la calda voce di Gagneux, supportata da coristi degni di una piccola chiesa del Missouri, ci avvolge subito in un mondo evocativo di sangue e sudore, frustate e catene trascinate; queste ultime spesso presenti come samples in tutto il lavoro, del resto. E intanto, sullo sfondo, fa capolino e si amplifica nel corso del brano un crescendo di chitarre, batteria e piano; che, tolte le linee vocali, potrebbe funzionare da solo per un lavoro di black-ambient.  Nella successiva “In Ashes” fa la sua comparsa il più canonico tremolo picking, ben amalgamato al cantato da puro spiritual, mentre la strumentale “Sacrilegium I” è votata a derive drum and bass di buona fattura; gli altri due brani a nome “Sacrilegium” sono intermezzi inquietanti di pianoforte distorto: immaginate un carillion infernale, e questo è probabilmente il modo in cui gli Zeal & Ardor vorrebbero farci rifiatare un po’ nel corso dell’ascolto. “Come On Down” è l’assurdo, eppure efficace punto di incontro tra la colonna sonora di Fratello Dove Sei? e il black metal, di cui a dirla tutta emerge poco in termini prettamente musicali: ci sono in questo caso sprazzi di cantato in screaming e il ritorno dei pattern di chitarra sentiti in precedenza, ma è l’atmosfera complessiva a tingersi di nero, più che la resa sonora. “Children’s Summon” ha la potenza e la cadenza di un rituale, a cui il testo si rifà in maniera chiara, reso particolarmente inquietante dalle tastiere che fanno capolino qua e là e dalle chitarre potenti; “Blood In The River” è nuovamente una sintesi di cupa potenza sonora con il ruolo centrale delle chitarre, gli strappi vocali e un oscuro gospel come tema centrale, mentre la successiva “What Is A Killer Like You Gonna Do Here?” è il pezzo più particolare dell’album, e forse quello che dà realmente la misura di quanto il progetto Zeal & Ardor sia, di fondo, indefinibile: immaginate il Mike Patton più crooner accompagnato dalla chitarra di Marc Ribot e avrete un’idea abbastanza chiara dei canoni sottostanti a questo lavoro. Ed è per questo che, pur avendo qualche difficoltà a sottoscrivere appieno la definizione di lancio dell’album, riteniamo sia un prodotto decisamente riuscito: poco canonico, tanto meno ortodosso, ma che riesce a trasudare inquietudine proprio come piace a noi.

TRACKLIST

  1. Devil Is Fine
  2. In Ashes
  3. Sacrilegium I
  4. Come On Down
  5. Children's Summon
  6. Sacrilegium II
  7. Blood In The River
  8. What Is A Killer Like You Gonna Do Here?
  9. Sacrilegium III
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