8.0
- Band: ZEKE
- Durata: 00:30:42
- Disponibile dal: 18/05/2004
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Self
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Adottati dalla Relapse, etichetta che vanta un roster eterogeneo e decisamente valido, per lo più votato a sonorità “avanguardistiche”, gli yankees conosciuti come Zeke non hanno perso occasione di rimarcare la propria fiera, indomita, e realmente abrasiva ignoranza punk’n roll. Ad una totale, programmatica si direbbe, mancanza di originalità, i nostri sopperiscono con un muro di suono davvero pachidermico, concentrando in mezz’ora quindici aggressioni schizofreniche che ci autorizzano a pensare che lo spirito guida degli Zeke abbia basettoni, capelli lunghi, un bubbone enorme e faccia Kilminster di cognome. Dei Motorhead i nostri hanno tutto lo spirito genuinamente no class, in grado di masticare e sputare senza rimorsi un’intera generazione di rocker-per-bene, della tradizione hard rock americana (quella che, idealmente, unisce Ted Nudgent e gli Antiseen) hanno il savoir faire tutto stelle e strisce di impostazione: “fuori dalla mia proprietà o ti apro un terzo occhio”. E al di là delle facezie da critico, in “’Til The Livin’ End”, che, per inciso, non è nemmeno il disco migliore degli Zeke, si respira l’aria famigliare del rock’n roll schietto e veloce, mezzo punk e mezzo Jack Daniel’s, che invade le orecchie senza chiedere permesso. Lontani da ogni manierismo, dalle pose e dalle radical-chiccherie, gli Zeke hanno più degli altri un’urgenza comunicativa talmente debordante da risultare incontrollabile, una capacità innata, rarissima, di evitare ogni stilizzazione inutile, una sorprendente propensione alla semplicità assoluta. Gli Zeke suonano ciò che è necessario, per il tempo necessario ed alla velocità necessaria, senza sforzo, con una naturalezza che non si trova nei loro contemporanei e che, con sfrontata brutalità, ci ricorda che cosa c’è di buono nel rock’n roll . Disco imperdibile per chi ama spontaneità e calci in faccia.
