6.5
- Band: ZEPTER
- Durata: 00:34:06
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- High Roller Records
Gli Zepter sono una band austriaca nata nel 2024 che sembra avere tutta l’intenzione di bruciare le tappe per arrivare al più presto a ritagliarsi un posto d’onore nel sottobosco del metallo tradizionale. Il quintetto, infatti, pur avendo suonato assieme per la prima volta solo due anni fa, ha già avuto modo di pubblicare prima un EP in cassetta, “Inferno”, per arrivare oggi al debutto vero e proprio, per High Roller Records.
Da una parte ammiriamo questo slancio, figlio di sana passione e di quell’entusiasmo che solo una band agli esordi riesce ad esprimere. Al tempo stesso, però, non possiamo nemmeno chiudere completamente gli occhi su un risultato finale che, pur avendo diversi punti di forza, risulta ancora parecchio acerbo.
Facciamo però un passo indietro: gli Zepter suonano un heavy metal che guarda con nostalgia al periodo a cavallo tra anni Settanta e Ottanta. I numi tutelari sono quelli che conosciamo bene: Thin Lizzy, UFO, Diamond Head, per arrivare ai primi passi della NWOBHM di Saxon, Angel Witch e, naturalmente Iron Maiden.
Anche la produzione cerca il più possibile di replicare quel sound, per non parlare dell’artwork, così ancorato agli stilemi dell’illustrazione fantasy di quegli anni. Insomma, questi ragazzi fanno tutto il possibile per farci dimenticare di essere nel 2026, per trasportarci indietro nel tempo di quasi mezzo secolo.
L’obiettivo, però, può dirsi raggiunto solo in parte, perché se è vero che – per forza di cose – non abbiamo problemi nel soprassedere di fronte a richiami così forti e netti a nomi del passato, la qualità della proposta non è esente da difetti.
È apprezzabile senza dubbio il lavoro delle chitarre, che si appoggiano a fraseggi consolidati ed efficaci, e qualche brano memorabile c’è, come ad esempio “Everlasting” o “The Exterminator”, con quel riff iniziale che sembra essere uscito da un cassetto polveroso a casa di Adrian Smith. Curiosa, ma anche intrigante, poi, la scelta di incidere una cover di “Lonely Night” di un’oscura formazione svedese, gli Screem, che di fatto ha pubblicato solo un demo nel 1986 prima di sciogliersi l’anno successivo.
Altre canzoni, invece, scorrono senza lasciare grandi emozioni, un difetto che è sicuramente perdonabile in un debutto, ma che va tenuto in considerazione alla luce di una scena, quella della cosiddetta NWOTHM, che ha già raggiunto vette notevoli e che, dopo una crescita esponenziale, ora inizia ad appiattirsi e a saturarsi.
Un altro punto dove è necessario un netto passo in avanti, infine, è dato dalla prova vocale di Lukas Götzenberger, qui nel doppio ruolo di cantante e chitarrista.
È incredibile come un’intera scena, che si ispira dichiaratamente ad un movimento che ha dato i natali a cantanti leggendari, ponga così poca attenzione allo sviluppo della voce: musicisti come Ritchie Blackmore o Michael Schenker facevano il diavolo a quattro per scoprire ed accaparrarsi i migliori cantanti sulla piazza, mentre negli ultimi anni sembra che affidare il microfono al meno peggio dei musicisti in line-up sia una soluzione accettabile.
Quello degli Zepter, insomma, è un debutto segnato da luci ed ombre: i più nostalgici tra i difensori della fede potranno trovarvi sicuramente materiale d’interesse, ma al tempo stesso ci sembra che alla band serva ancora un po’ di tempo per affinare la propria proposta, sviluppare una personalità definita e raggiungere la piena maturità. Contando la velocità con cui si sono mossi finora, potrebbe anche volerci meno del previsto.
