7.0
- Band: ZETSU
- Durata: 00:37:05
- Disponibile dal: 26/06/2026
- Etichetta:
- ONErpm
Oggetto curioso, questo debutto degli Zetsu, trio il cui accento noise rock supera in volume persino quello veneto che accompagna i fratelli Daniele e Pablo Ravagnan e Francesco Moni Bidin.
“Uomini Siate e Non Pecore Matte”, curiosamente distribuito dalla OERrpm (Tame Impala, Cochise e alcune bizzarre uscite reggaeton degli Ill Niño), raccoglie sette tracce in cui confluiscono ispirazioni disparate, rielaborate con una maturità sorprendente per un esordio. Il disco alterna episodi più devoti alla forma canzone ad altri in cui le maglie (e il minutaggio) si allargano, trascinando i brani verso lidi genuinamente più psichedelici.
Alla prima categoria appartengono sicuramente l’ottimo singolo “Pecore Matte”, dove il melodramma in musica del Teatro degli Orrori si accompagna al rigurgito acido e al tempo stesso melodico dei Marlene Kuntz di “Catartica”, gli Afterhours angoscianti di “Folfiri o Folfox”, citati in “Carri Allegorici” (un altro potenziale brano di lancio), oppure i Jesus Lizard che su “Kygo” sembrano divertirsi a musicare un testo di Pierpaolo Capovilla.
Accanto a questi brani dalla struttura più tradizionale trovano posto anche composizioni più dilatate, come “Apocrifo”, che nei suoi dieci minuti si divide tra la furia post-hardcore dei Converge e improvvisi momenti di quiete, in uno stile che ricorda quello dei gruppi Hydra Head di inizio anni Duemila, oppure “Uomini Siate”, probabilmente il brano migliore della raccolta, dove i Motorpsycho di “Demon Box” collassano in una coda noise di grande effetto.
I testi meritano un discorso a parte: anche sotto questo profilo la band dimostra di aver attinto con consapevolezza alla tradizione italiana, tanto in ambito politico (la morte dell’anarchico Pinelli nella testimonianza della moglie, citata nel breve strumentale “Deposizione”) quanto ai grandi concept album del passato, come “Darwin” del Banco del Mutuo Soccorso e “La Buona Novella” di De André, riletti tuttavia con furia iconoclasta. Da questo punto di vista, se da una parte il loro obiettivo può risultare intrigante, dall’altra la band rischia spesso di varcare il confine tra l’aspro nichilismo degli Hate & Merda (citati dalla band fra le proprie fonti d’ispirazione e che sarebbero probabilmente fieri di brani come “Kygo” o “Pecore Matte”) e la provocazione tout court di Papa V o della scuola trap, peccando a tratti di ingenuità.
In ogni caso, va dato merito agli Zetsu di aver contribuito con questo stridente debutto ad tenere accesa la luce su una nuova scena underground italiana figlia degli anni ’90, una scena in cui già si muovevano Solaris e Supervulkan. C’è ancora tempo per lavorare sulle parole e limare alcuni automatismi (l’uso continuo di campionamenti all’inizio dei pezzi, ad esempio).
