7.5
- Band: ZHRINE
- Durata: 00:39:36
- Disponibile dal: 04/08/2016
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
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Si batte il ferro finché è caldo. La Season Of Mist non se la sente di derogare dal trend underground del black metal islandese e mette sotto contratto gli Zhrine, esordienti assoluti con questo nominativo, mentre la stessa line-up è stata attiva dal 2007 al 2014 sotto l’egida di Gone Postal, autori di un unico full-length, “In The Depths Of Despair”, nel 2008. Black metal, quando si parla di formazioni provenienti dalla terra dei vulcani, diventa un concetto ampio ed esprimibile in innumerevoli declinazioni. Dall’Islanda stanno arrivando in (relativa) massa proposte permeate di una cupezza strana, deviata, velate di una poetica che fa spalancare gli occhi sulle immense lande deserte ricoperte dai ghiacci tipiche del paese d’origine. Luoghi incontaminati, brulli, crepati da geyser e vulcani. L’extreme metal proveniente da questi lidi ne diventa una perfetta colonna sonora e gli Zhrine non sfuggono alla regola. Semmai, il fattore black metal propriamente detto funge da connessione e cucitura fra dilatati andamenti avvolgenti, costruiti a partire da un morbido tappeto di dissonanze di ampio respiro e sospinti da un drumming torrenziale. “Unortheta” è prima di tutto un disco da ‘viaggi’ mentali, che amalgama armoniosamente cattiveria genuina e voglie atmosferiche, tratteggiando appunto panorami grigi, vastissimi, dove il sole quasi mai compare all’orizzonte e i colori più accesi sono inghiottiti da tonalità bige e uniformi. Il mondo in cui si muove il gruppo è particolareggiato, labirintico, una concatenazione di ambienti vuoti e asettici, nei quali le chitarre si allargano severe ma mai troppo rudi, perdendosi in lunghe pennellate fra il post-metal e lo sludge evoluto. Vengono alla mente quindi gli obbligatori Neurosis, Cult Of Luna, che sottoposti ad abbondanti mani di nero affondano nel torbido e permutano in grintose tessiture alla Altar Of Plagues-The Great Old Ones. Le sette lunghe tracce del lavoro vanno assaporate come un unico blocco, a suffragare questa impressione ci pensa anche lo sfociare di ogni track direttamente in quella successiva; il flusso emotivo non si interrompe mai fino all’ultimo istante della title track, oscillando fra momenti solenni e toccanti e stacchi luciferini che sfoderano il tipico eclettismo della scena black metal moderna più contaminata. Arrivano quindi massicce ondate death metal – invero quelle più prevedibili e col pilota automatico inserito – coltellate crust color della pece – molto riuscite – brevi cavalcate lambenti il d-beat. Segmenti riusciti singolarmente e saldati a regola d’arte l’un altro, che permettono agli Zhrine di confezionare un album affine anche a “Stellar” degli Der Weg Einer Freiheit e agli ultimi Downfall Of Gaia. Alcune melodie particolarmente pronunciate staccano dal contesto e mettono in parte gli Zhrine su una carreggiata tutta loro, anche se per ora a brillare non è una personalità spiccata ma l’ottimo songwriting e la padronanza nel ridisegnare a proprio uso e consumo le innumerevoli influenze che i ragazzi si portano dietro. Esordio notevole, questo “Unortheta”, se avranno volontà e nervi saldi a sufficienza per sopravvivere nella scena super-intasata di questi nostri avvincenti giorni metallici, ne sentiremo ancora delle belle da questi musicisti nordici.
