
Cripple Bastards – Metalitalia.com Festival – 14 settembre 2024 – foto Benedetta Gaiani
Con decenni passati a devastare palchi e a riportare alla luce gemme estreme attraverso la sua F.O.A.D. Records, Giulio The Bastard è una delle figure più influenti e intransigenti dell’underground europeo. In vista della prossima edizione del suo festival Night Of The Speed Demons, che vedrà i Cripple Bastards protagonisti ad Alessandria il 13 dicembre, assieme a Martyrdöd e molti altri, gli abbiamo chiesto di scegliere cinque dischi che hanno segnato profondamente il suo percorso – un compito tutt’altro che semplice per un ascoltatore e un collezionista onnivoro come lui. Più che una classifica, è un viaggio personale attraverso album arrivati nei momenti giusti, spesso come detonatori emotivi o intuizioni decisive, che hanno contribuito a formare la sua visione radicale della musica e della vita.
Di seguito un commento di Giulio:
Piccola introduzione: più da discografico (come titolare di F.O.A.D. Records) che da frontman dei Cripple Bastards, posso affermare che stringere su una scelta di 5 la selezione degli album che mi hanno cambiato la vita é una vera e propria tortura, perché a pari merito ne metterei altri 50, su una gamma di ascolti che spazia da Black Sabbath a Balletto di Bronzo, passando per New Order, Godflesh, Joy Division, fino a Anal Cunt e Sore Throat. Il mio criterio si basa quindi su quelli che nell’evolversi della mia passione musicale si sono cronologicamente presentati per primi o sono piombati in un contesto che per qualche motivo mi ha indelebilmente segnato. Non c’è un ordine particolare.
NAPALM DEATH – “From Enslavement to Obliteration” (1988)
Quasi a pari merito con Terrorizer – “World Downfall”, Repulsion – “Horrified”, Carcass – “Reek of Putrefaction” e Assück “Anticapital”. Il pilastro assoluto del genere che ha segnato di più il mio DNA antimusicale. Lo preferisco di pochissimo a “Scum” perché lo trovo leggermente più estremo e monolitico. Il ricordo più vivo che ho del primo ascolto é stato lo stacco devastante tra il primo brano “Evolved as One”, con la sua atmosfera catartica e angosciante, e la mazzata allo stomaco di quando si parte con “It’s a M.A.N.S. World”… ai tempi avevo dovuto interrompere un attimo l’ascolto per riprendermi dallo shock. Un equilibrio di violenza perfetto, la voce unica e sgraziata che distrugge ogni concetto di “segui il testo in parallelo”; i blast maniacali di human tornado Mick Harris e lo studio impeccabile nel muro chitarra/basso che completa il feeling di oltranzismo cupo e senza speranza di tutto l’album. Mezz’ora di perfezione. Ovviamente sono uno di quei talebani ancora oggi fermi sul fatto che, terminata la formazione Bill-Lee-Shane-Mick, avrebbero dovuto sciogliersi o cambiare nome.
FEAR OF GOD – “21 song s/t” (1988)
Lo so… trasgressione alla regola: trattasi di un EP, ma lo metto a pari merito e importanza di un album. Il disco più brutale e spietato mai concepito nella storia della musica. Se i Napalm Death avevano ridisegnato i canoni di quanto si poteva spingere l’acceleratore nel metal e nell’hardcore, i Fear Of God andavano ancora oltre. Una voce disumana che trasuda rabbia allo stato brado e sovrasta al punto tale da farti sentire la grana di sangue e frustrazione sputata a pieni polmoni da una mente deviata al limite della disperazione. Chitarra e basso scordati in down all’inverosimile e incanalati su una distorsione ai margini del sadismo, una base ritmica che in qualche modo trasuda un senso di appagamento nel far male, tra velocità impossibili e una registrazione rudimentale che, anziché impoverire, aumenta quel senso di desolazione e ferocia atavica. Noise, grind, hardcore al vertice dell’estremismo. Un piccolo gioiello mai superato nella sua fusione di elementi radicali spinti all’inverosimile. Apprezzati molto anche da Mike Patton, che ai tempi era stato in ballo per farli uscire su Ipecac.
SLAYER – “Reign in Blood” (1986)
So che sarà nella top 5 di molti, ma non potevo farne a meno. L’incontro perfetto tra l’apoteosi di tutta la scuola thrash californiana di quel periodo e quel nervosismo hardcore che parte da una batteria eccezionale e non sbaglia o arretra di un millimetro. Impeccabile dalla prima all’ultima nota. Negli anni in cui l’hardcore accoglieva la contaminazione metal e questa commistione veniva adorata sia da chi era cresciuto nel punk che da chi arrivava dal metal stesso, questo album é stato l’apice inarrivabile. Voce unica, con un taglio caustico fenomenale, riff aggressivi che non lasciano un attimo di tregua e Dave Lombardo alla batteria – un crogiolo di creatività, gusto, stile, dosaggio perfetto di ogni elemento. Il tutto condito da una produzione a dir poco miracolosa, dove tutto é in faccia al massimo della potenza e dell’impatto.
D.R.I. – “Dirty Rotten LP” (1983)
Durissima scelta se messo sulla bilancia con altri mostri sacri dell’hardcore internazionale come Discharge, Poison Idea, Bad Brains, Suicidal Tendencies, Accüsed, Anti Cimex, Gauze, Heresy, Septic Death, Youth Of Today, Infest, ma questo per me é arrivato per primo nella mia crescita sonora, quando avevo 12-13 anni. Anche qui più un EP che un full length ,ma cosa vi aspettate, da maniaco della scuola “short-fast-loud”, vedo tutto sotto un’ottica ai 300 km/h: rapida, letale e senza fiato. Questo esordio dei D.R.I. del 1983 é un altro stravolgitore del suo genere. Dove prima l’hardcore punk viaggiava su canoni di velocità più o meno standardizzati, con qualche eccezione sporadica (ci sono libri su chi é stato il primo a blastare e con F.O.A.D. ho scavato in ogni meandro di quel che sono state le radici nel mettere il turbo ritmico su punk&metal), questo é stato il primo disco dove dall’inizio alla fine tutto é esasperato al top dell’adrenalina, del tagliar corto, del prendere il classico tupa-tupa hardcore e spararlo su una corsa senza freni verso l’infarto. Geniale, incazzato, con testi da adolescenti reietti che sputano in faccia a conformismo, famiglia, ipocrisia della realtà Reaganiana di quegli anni.
NEGAZIONE – “Lo Spirito Continua” (1986)
E qui la scelta più sofferta. Per me da ragazzino era arrivato prima “Libero di vivere libero di morire” dei Wretched, che metto assolutamente a pari merito (insieme anche a “Scream from the Gutter” dei Raw Power); scelgo però Negazione perché avendo passato molto tempo della mia vita a Torino ed essendo la F.O.A.D. Records nata proprio lì, ogni scorcio di grigio, ogni palazzo rimasto fermo alla decadenza anni ’70/’80 mi ricollega a quell’atmosfera e quei testi incredibili. Un po’ come per i miei CB, i testi e le composizioni migliori escono fuori quando soffri e vivi di merda. Se non sono in una fase del genere, é fuori discussione che mi metto a scrivere qualcosa. I primi Negazione mi comunicano la stessa cosa. Disperazione urbana e malessere trasmessi attraverso un’espressione sonora che grida contro un muro con lo spirito e la forza di chi vuole abbatterlo o scavalcarlo. Un album stupendo che vede l’espressione massima della fantastica voce di Zazzo, una creatività unica nell’intreccio tra riff dissonanti, rallentamenti e infuriate hardcore. C’é poco da aggiungere… l’originalità e la carica di rabbia dell’hardcore italiano negli anni Ottanta era unica e inavvicinabile, e questo album ne é un po’ stato il capostipite, insieme appunto a Wretched, Raw Power e aggiungerei anche “Solo Odio” degli Impact.





